La guerra in Ucraina: come finirà?
A più di tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, la domanda che rimbalza con insistenza nei salotti televisivi, nei bar, e nei cuori delle famiglie ucraine e russe è una sola: come finirà questa guerra? Una guerra che ha già provocato centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati, città rase al suolo e un mondo intero spinto di nuovo sull’orlo di un conflitto globale.
La risposta, a oggi, è tutt’altro che chiara. I fronti si sono irrigiditi. La controffensiva ucraina del 2023 non ha ottenuto i risultati sperati, mentre la Russia continua a mantenere il controllo su parte dei territori occupati. L’Occidente, tra difficoltà economiche e tensioni interne, inizia a mostrare segni di stanchezza. Gli Stati Uniti sono in un anno elettorale e l’Europa, divisa tra solidarietà e convenienza, fatica a trovare una linea comune.
Ci sono tre possibili scenari sul tavolo.
Il primo è quello di una lunga guerra d’attrito, come quella in Corea: fronti più o meno stabili, bombardamenti sporadici, ma nessuna soluzione politica. Un conflitto congelato, ma sempre pronto a riaccendersi. Sarebbe la vittoria del cinismo geopolitico, della realpolitik spietata.
Il secondo è quello di una negoziazione forzata, favorita da pressioni esterne: l’Ucraina, indebolita, accetta concessioni territoriali in cambio della pace e di garanzie internazionali. Ma chi garantisce cosa? E, soprattutto, a quale prezzo per la sovranità di Kiev e per la credibilità dell’Occidente?
Il terzo, il più utopico ma anche il più giusto, è quello di una vittoria diplomatica della verità, dove si riconosce che l’invasione è stata un’aggressione ingiustificata e si trova un compromesso che non premi la forza, ma la legge internazionale. Questo scenario richiederebbe però un cambiamento radicale nei vertici russi e una volontà globale che, al momento, appare distante.
Intanto, il popolo ucraino continua a resistere. E il mondo osserva, diviso tra il timore dell’escalation e la fatica della solidarietà.
Come finirà la guerra in Ucraina? Forse la domanda più onesta sarebbe: quale futuro siamo disposti ad accettare, in nome della pace?
