La mascotte di Rambaldi per la Nazionale italiana
Sarà un cucciolo di pastore maremmano-abruzzese dalla faccia tenera e simpatica la mascotte che da oggi in poi accompagnerà le nazionali azzurre in tutte le loro avventure. La mascotte, che indossa la maglia azzurra, ha un papà illustre: il suo bozzetto fu creato infatti da Carlo Rambaldi, scomparso nel 2012 e vero e proprio mago degli effetti speciali, vincitore di ben tre Premi Oscar. Il bozzetto della mascotte è stato recuperato dalla FIGC in un book consegnato nel 2007 dallo stesso Rambaldi. Il progetto “mascotte” ha visto la collaborazione attiva di Victor e Daniela Rambaldi, figli del genio degli effetti speciali e titolari della Fondazione Carlo Rambaldi, i quali hanno pensato di realizzare i bozzetti del padre in formato tridimensionale. L’intero percorso, dai bozzetti, ai disegni, dall’idea alla realizzazione in tridimensionale della mascotte di Rambaldi, saranno in esposizione dal 9 giugno, e per tutto il periodo degli Europei, in uno speciale corner dedicato a Carlo Rambaldi all’interno di ‘Casa Azzurri’.
Il creatore di E.T. scriveva di aver scelto il mastino Maremmano- Abruzzese “perché è un cane dotato di grande coraggio, di capacità di decisione, tipicamente italiano e la sua storia è intimamente legata alla storia millenaria della nostra terra e delle sue genti, adatto a rappresentare lo sport più bello del mondo, le passioni che suscita e l’italianità”. Oltre ad aver individuato in questo animale “la capacità di iniziativa, la competitività, la fedeltà, il senso del gruppo”.
Le qualità di questo cane vengono da secoli in Italia ma da pochi anni le hanno scoperte anche gli americani. I pastori americani. Quelli che ogni anno fanno i conti con i coyote e con altri predatori alla ricerca di armenti. Quelli che da anni cercavano un cane che avesse la stessa astuzia delle volpi e sapesse intuire la famigerata organizzazione dei lupi.
Quelli che hanno scoperto un altro “made in Italy” di ottimo affidamento: il mastino maremmano-abruzzese.
La storia del mastino maremmano- abruzzese si lega a doppio filo con l’evoluzione sociale degli Stati del grande Ovest, laddove gli allevamenti bovini hanno man mano ceduto il passo (e non senza spargimenti di sangue) a quelli ovini permettendo la crescita di un fiorente indotto della lana e il parallelo benessere dei predatori che apprezzavano il nuovo tipo di dieta a base di agnello. Calcolato all’8% la perdita annuale dei capi di bestiame, gli allevatori subivano anche un danno economico che andava oltre i 50 milioni di dollari e iniziarono pazientemente a cercare delle valide contromisure. Nel 1976 nacque quindi il “Progetto Cani da Bestiame”. A crearlo fu il biologo Ray Coppinger dell’Hampshire College di Amherst , nel Massachussetts. A partire da quell’anno furono importati cani guardiani di greggi (mastini) dall’Europa e dall’Asia Minore: razze canine quali “ Montagna dei Pirenei”, “Komandor”, “Kuvasz”, “Char- Planinatz”, e gli italo-franco-austoungarici allevati dagli specialisti del centro-nord Italia.
Solo i Char-Planinatz raggiunsero una stentata sufficienza nella lotta quotidiana contro gli astuti predatori delle praterie americane. Gli altri cani fallirono miseramente la loro missione e attirarono su di loro gli strali dei contadini, sempre più stremati dalle perdite costanti di ovini.
Il professor Raimond Coppinger fu allora indirizzato in una zona dell’Italia Meridionale. Lo studioso scoprì il territorio abruzzese che ancora oggi , tra i suoi monti, ospita il lupo, l’orso e la lince, e nel quale i pastori da secoli avevano selezionato un cane dal pelo biancastro e dall’andatura apparentemente indolente. Coppinger scelse di fidarsi delle parole dei tanti allevatori abruzzesi e importò alcuni soggetti che in pochissimo tempo stravolsero nettamente l’andamento negativo dei primi esperimenti.
Le greggi custodite dai mastini abruzzesi smisero di essere afflitti dalla predazione e trasformarono da passivo a utile l’allevamento ovino salvando i contadini economicamente (ed i coyote dalla morte per eccesso di colesterolo!). Il 70% degli allevatori considerava i loro mastini abruzzesi buoni o eccellenti guardiani, tanto da indurre altri allevatori a importarli in Patagonia (Argentina) e nella British Columbia (Canada). Un successo eclatante che non ha sconvolto il fragile equilibrio ambientale perché la tecnica usata dai mastini non affida all’aggressività il successo della sua guardia, bensì pesca nell’attento presidio del territorio, in modo da prevenire strategicamente gli attacchi dei predatori.
Al contrario dei grandi cani da pastore utilizzati in Anatolia e nei Balcani, che pur conservando un carattere molto aggressivo verso tutti i predatori, dimostravano talvolta la loro ferocia anche nei confronti delle greggi a loro affidate, i mastini maremmani – abruzzesi usano un’intelligente strategia di gruppo per difendere il gregge dagli attacchi dei lupi. I cani italiani non ingaggiano una lotta corpo a corpo con gli avversari ma mirano a mettere in fuga i lupi uscendo improvvisamente allo scoperto dal bel mezzo del gregge, dove sino all’ultimo riescono a confondersi grazie al loro manto bianco autopulente.
Capace di vegliare come una vigile sentinella, cui è affidato un territorio, il cane importato dall’Abruzzo sembra avere un fisico grosso e pesante ma in realtà è robusto e combattivo. Il suo sguardo è vigile e incute soggezione. La sua andatura sembra indolente ma incute timore. Il suo carattere è solitario ma la sua intelligenza è straordinaria. A differenza dei tipici cani da guardia, come i molossi, il mastino maremmano-abruzzese è pronto a spostarsi con agilità per meglio intercettare l’intruso e respingerne l’attacco. Il suo manto bianco permette di distinguerlo nel buio, onde evitare di colpire il cane al posto della bestia selvatica o di qualsiasi altro intruso. Il manto bianco ( il suo pelo è considerato “autopulente”, perché si libera nel giro di poco tempo di fango o quant’altro) del mastino è solo uno degli elementi che confondono l’astuzia dell’avversario più frequente, il lupo. Il continuo misurarsi con tali astuti predatori ha reso il cane italiano molto diffidente. Assunto il controllo di una proprietà, esso non consente a nessuno l’ingresso, dimostrandosi poco distraibile e particolarmente incorruttibile da cibo o atteggiamenti amichevoli. Oltre che con i lupi, il mastino nei secoli si è confrontato anche con orsi, cani randagi e aquile reali e il compito deterrente e combattivo (anche nei confronti di eventuali ladri) viene svolto con assoluta spontaneità e senza alcun bisogno di incitamenti o stimoli da parte del padrone: è un cane naturalmente addestrato a svolgere il suo lavoro, che però non accetta moine, nemmeno dai padroni.
Il successo del mastino maremmano – abruzzese negli Stati Uniti ha lasciato segni indelebili. “Senta”, spedita diversi anni fa in Usa, era stata scelta per rinforzare una muta di cani nella difesa del gregge dagli attacchi dei predatori ma nel giro di pochi anni è diventata una grande femmina che lavora fiera in Minnesota. Anche “Vincenzo” ha reso celebre la sua razza contrastando con successo gli attacchi al gregge di alpaca che gli è stato affidato.
Ma se quella percorsa nei grandi spazi americani è una strada ricca di grandi successi, si potrebbero definire strabilianti i risultati ottenuti in angoli remoti del Pianeta, laddove il taciturno cane italiano è stato chiamato a difendere animali in via d’estinzione.
In Australia, l’ allevatore di polli Allan Swarp, ha deciso infatti di provare a difendere la colonia di pinguini a Middle Island di Warrnambool’s usando dei pastori Maremmani Abruzzesi. La popolazione di pinguini presenti sull’isola da Novembre a Febbraio era oramai prossima all’estinzione a causa delle frequenti incursioni da parte delle volpi. Dei 2000 pinguini presenti nel 1990 ne erano rimasti solo 27 ma poi grazie al lavoro dei cani nessun uccello marino è stato ucciso sull’isola. Del progetto si è interessato anche il DSA (Department of Sustainability and Environment regional biodiversity) il cui manager Craig Whiteford non ha escluso che l’uso di questi cani non possa essere esteso ad altre isole e coste.
