La morte? Una questione di punti di vista
All’esalazione dell’ultimo respiro tutto termina o tutto riaffiora? Perdiamo il presente o ritroviamo il passato? Lo scopriremo solo morendo.
La morte come una sorta di porta verso la vita eterna, l’unica per stare di nuovo con i nostri cari estinti.
Madonna, la vera “The Queen of Pop” (non me ne voglia la bravissima Lady Gaga), ridefinisce il concetto di morte, vedendola come un nuovo inizio e non più come la fine di tutto.
Dopo la scomparsa della madre (avvenuta a causa di un cancro al seno quando la piccola Louise Veronica Ciccone aveva solamente 6 anni), la cantante rivela di essere rimasta affascinata dai cimiteri, puntualizzando: “Non avevo paura della morte perché sapevo che questo era l’unico modo per stare di nuovo con mia madre”. Le parole dell’amata interprete di hit come Like a Virgin (1984), True Blue (1986) e Like a Prayer (1989), inducono a una riflessione profonda tutti coloro che credono nella trascendenza.
Madonna, tuttavia, non è la prima (e non sarà l’ultima) a vedere la morte come un’opportunità. Tra i tanti ad aver riscritto la definizione di decesso abbiamo Steve Jobs (“La morte con tutta probabilità è la più grande invenzione della vita. Spazza via il vecchio per far spazio al nuovo”), Vladimir Nabokov (“La vita è una grande sorpresa. Non vedo perché la morte non potrebbe esserne una anche più grande”), Seneca (“Il giorno che temiamo come ultimo è soltanto il nostro compleanno per l’eternità), Epicuro (“La morte non esiste. Quando noi viviamo, lei non c’è; quando c’è lei, non ci siamo noi) e tanti altri.
Se i sopracitati VIP credevano davvero a ciò che dissero, non ci credevano fino in fondo o ci credevano solo in parte, nessuno può dirlo. Quello che posso dirvi io è che mio nonno, convinto sostenitore della teoria secondo la quale è meglio essere precari “di qua” che stabili nell’aldilà, non avrebbe condiviso certi… punti di vista.
