La ristorazione in Canada, situazione e costi nel post pandemia
Molto spesso capita di imbattersi in accese discussioni sugli aumenti dei prezzi dei ristoranti senza però fare un’analisi approfondita sulla situazione generale, i vari problemi e le relative cause. I ristoranti di tutto il Canada sono da tempo in crisi e stanno ancora lottando per la sopravvivenza in balia dei vertiginosi aumenti delle materie prime, dei trasporti, dei costi inflazionistici, della carenza di manodopera e, come buoni ultimi, dei rimborsi del prestito COVID-19. I ristoranti hanno dovuto necessariamente aumentare i prezzi dei menù per tenere il passo con l’aumento dei vari costi, cercando, comunque, di non aumentarli troppo per evitare di allontanare la propria clientela. Mentre le diverse imprese in tutto il Paese stanno emergendo dai 3 anni più difficili e inclassificabili di ogni epoca, con l’ovvia esclusione di quelli relativi all’ultimo conflitto mondiale, tali da aver portato a livelli record l’indebitamento e l’instabilità, le conseguenze della pandemia sono ancora avvertite dall’industria canadese della ristorazione. Molti ristoratori e, in genere, diversi ristoranti vivono più o meno alla giornata, tagliando tutte le spese possibili, semplicemente per mantenere a galla la loro attività, il loro personale e il cibo sulle tavole.
Non si parla d’altro che del costo del business che sta aumentando ogni giorno di più, che dichiarare bancarotta dopo aver lottato per riprendersi è oltremodo logorante e molto più angosciante di un incubo e che tutti sono appesi al classico filo.
Secondo un recente sondaggio tra gli operatori del settore, l’84% dei ristoranti ha registrato finora profitti inferiori nel 2023 rispetto allo stesso periodo del 2019 e più della metà di tutte queste aziende opera in perdita o in pareggio. Rispetto al 12% nel 2019, il 40% dei ristoratori prevedono che i margini di profitto saranno peggiori a fine 2023 rispetto al 2022. Di conseguenza, il numero di fallimenti nei ristoranti, nei primi cinque mesi del 2023, è aumentato dell’89% rispetto allo stesso periodo del 2022.
A tutto questo si aggiunge il rapido avvicinarsi della scadenza, prevista per il 31 dicembre, del rimborso del prestito CEBA, quando la maggior parte delle aziende si troveranno nell’impossibilità di rimborsare i prestiti e, anzi, avendo anche cercato opzioni più onerose e rischiose per gestire il loro debito. Dopo questi tre anni così difficili ed incerti è quanto mai difficile pensare di chiedere agli imprenditori di contrarre un altro prestito per ripagare il governo a fronte di quello concesso loro per superare il tragico periodo della pandemia.
Il settore della ristorazione vive soprattutto di passione, ha a cuore il cibo che produce e le persone che serve. È per questo che ci si alza presto al mattino per la preparazione dei piatti e si rimane fino a tardi per l’indispensabile pulizia. I proprietari dei ristoranti stanno lottando non solo per mantenere a galla le loro attività ma per proteggere i posti di lavoro, per sostenere i loro dipendenti e continuare a essere pilastri delle loro rispettive comunità.
Il governo federale deve necessariamente annunciare un piano per il rimborso del prestito CEBA prima che tante piccole imprese siano ancora più sommerse da ulteriori debiti.
L’estensione dei rimborso potrà garantire sia i fondi usati dei contribuenti che salvare migliaia di attività e tante altre piccole imprese che hanno sacrificato molto più dei propri risparmi durante la pandemia, dall’essere costrette, tristemente, a dichiarare bancarotta.
