L’inferno dimenticato delle carceri dominicane

Sovraffollamento, violenza e diritti umani: la crisi silenziosa dietro le mura delle prigioni della Repubblica Dominicana
Dietro l’immagine turistica della Repubblica Dominicana fatta di spiagge, resort e vacanze caraibiche, esiste una realtà molto più dura e spesso ignorata: quella delle carceri dominicane, considerate da anni tra le più problematiche dell’America Latina.
Sovraffollamento, celle senza ventilazione, carenza di acqua potabile, ritardi giudiziari, malattie e violenze interne fanno parte della vita quotidiana di migliaia di detenuti. Organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali denunciano da tempo una situazione che in alcuni istituti viene definita “disumana”.
Uno dei problemi più gravi riguarda la detenzione preventiva. In molti casi, persone non ancora condannate restano in carcere per anni in attesa di processo. Secondo denunce della Comisión Nacional de los Derechos Humanos dominicana, migliaia di detenuti rimangono incarcerati anche a causa di ritardi burocratici e inefficienze amministrative.
In alcune prigioni, il numero dei detenuti supera di gran lunga la capacità prevista. Celle progettate per poche persone arrivano a ospitarne decine. Dormire sul pavimento diventa normale. Il caldo tropicale, l’umidità e la mancanza di igiene favoriscono la diffusione di infezioni e malattie respiratorie.
Negli ultimi anni il governo dominicano ha avviato un programma di riforma penitenziaria e di modernizzazione del sistema carcerario, cercando di sostituire gradualmente le vecchie strutture con il cosiddetto “Nuevo Modelo Penitenciario”, teoricamente più orientato alla riabilitazione e ai diritti umani.
Tuttavia, secondo molti osservatori, il cambiamento procede lentamente e non riesce ancora a risolvere le profonde disuguaglianze del sistema. In alcune strutture continuano a verificarsi episodi di violenza, corruzione e controllo interno da parte delle bande criminali.
Il tema resta particolarmente delicato anche per la presenza di detenuti stranieri, compresi cittadini europei e latinoamericani arrestati soprattutto per reati legati al narcotraffico. Diverse testimonianze parlano di condizioni estremamente dure, assistenza sanitaria insufficiente e difficoltà persino nell’accesso ai medicinali.
La Repubblica Dominicana ha formalmente riconosciuto, attraverso la legge penitenziaria 113-21, il diritto dei detenuti alla dignità, alla salute e al reinserimento sociale. Ma tra la legge scritta e la realtà quotidiana delle carceri esiste ancora una distanza enorme.
E mentre il turismo continua a mostrare al mondo il volto paradisiaco dei Caraibi, dietro le mura delle prigioni dominicane sopravvive un universo spesso invisibile, dove migliaia di persone vivono ogni giorno condizioni che molte organizzazioni internazionali continuano a considerare incompatibili con i diritti umani fondamentali.
