Nazionale. Necessario un limite per gli stranieri in campionato
Non c’è bisogno neanche di contarci, siamo una nazione con 60 milioni di commissari tecnici e magari anche altrettanti all’estero: al di là di ogni luogo comune, la verità condivisa è che è assolutamente necessaria una quota per gli extracomunitari, con almeno cinque italiani in campo come regola, sempre.
Non è un mistero che anche il prossimo mondiale è a rischio, il Presidente Gravina dovrebbe prendersi le sue responsabilità, a partire dai settori giovanili che andrebbero riorganizzati. La batosta subita ad opera della Norvegia a San Siro non può essere considerata un incidente di percorso: è la diagnosi di un calcio italiano a fine vita, guidato da una classe dirigente egocentrica, saccente fino alla presunzione e incapace di rinnovarsi.
Non era certamente la serata in cui vincere, e passare da primi, il girone di qualificazione ai mondiali (serviva vincere per 9-0), ma non abbiamo neanche assistito al minimo sindacale di una partita decente, ad almeno una risposta accettabile dopo un girone di qualificazione decisamente al di sotto di ogni aspettativa. Ci aspettavamo una vittoria, questo sì, almeno per il pubblico, i 67mila che hanno generato il record di incasso. Invece, dopo un primo tempo diciamo discreto, siamo completamente affondati, rasentando la pubblica umiliazione e senza attenuanti, mentre la gran parte del pubblico stava già andando a casa ed il rimanente dava sfogo al disappunto ed alla delusione con fischi assordanti e cori che definire educati sarebbe stato un eufemismo: il più gentile invitava gli azzurri a trovarsi un lavoro.
Non possiamo, come spesso succede, concludere con le solite scuse e le altrettanto solite parole parlando di serata storta: è l’immagine allo specchio di un sistema che non riconosciamo più, l’ennesimo capitolo di un film già visto: mancata qualificazione ai mondiali 2018, mancata qualificazione ai mondiali 2022, europeo 2024 da incubo, Nations League da dimenticare, ed ora un girone per i mondiali 2026 praticamente concluso in modo imbarazzante, con il terrore di essere esclusi per la terza volta consecutiva dall’appuntamento più importante.
A conti fatti, una squadra impresentabile, espressione ultima di una struttura manageriale e dirigenziale del nostro calcio ancora più impresentabile, con il paradosso che, di fronte ad una situazione in cui in qualsiasi paese normale un presidente si sarebbe dimesso, nella Federazione Giuoco Calcio invece regna incontrastato il Dott. Gravina che, addirittura, non solo non ha rassegnato le proprie dimissioni, ma è riuscito a farsi rieleggere (unico candidato) con il 98.7% dei voti, sempre con gli stessi proclami, “ripartire dai giovani, progetto, cambiamento”, le stesse cose ripetute dal 2014, mentre nel frattempo la realtà ed i numeri raccontano un’altra storia: sono calati i calciatori tesserati, sono raddoppiati gli allenatori e addirittura triplicati i dirigenti, i costi sono cresciuti enormemente e le proprietà del calcio italiano sono per la maggior parte straniere.
Quando i conti non sono tornati, la colpa è stata della pandemia, quando lo stadio è mezzo vuoto, la colpa è della pirateria, quando la nazionale cade, la colpa è del commissario tecnico. È l’eterno gioco dello scaricabarile, l’unica cosa che non viene mai messa in discussione è l’abilità, o meglio l’incapacità, di chi ha il potere di decidere.
Nel frattempo, si continuano ad utilizzare fino allo stremo gli stessi giocatori, senza avere davvero un piano per crearne di nuovi, una generazione purtroppo ignorata di giovani calciatori italiani senza un progetto serio sul settore giovanile con un minutaggio effettivo in Serie A: più che una disfatta sportiva, una sentenza reale e politica sul nostro calcio con i fischi del Meazza a sottolinearlo, certamente non solo per Gattuso e sicuramente ‘non’ allegra compagnia cantando.
Dopo due mondiali mancati, un europeo fallito ed una qualificazione trasformata in un incubo, si parla ancora di episodi e di serata sfortunata, senza mai pronunciare le uniche parole che avrebbero senso in questi casi: dimissioni, ricambio generazionale ed istituzionale e responsabilità.
Invece si raccomanda a tutti di “stringersi intorno alla squadra, di sostenere i nostri ragazzi, che il futuro è nelle nostre mani e che tutto andrà bene”. Se vi riusciremo, se ci qualificheremo sarà un trionfo. Fino al prossimo tonfo…
