Non ci sono più i 25 aprile di una volta
Da qualche anno a questa parte le polemiche hanno preso il posto dei festeggiamenti; un errore al quale dobbiamo porre rimedio per non mancare più di rispetto a una delle celebrazioni più importanti del nostro paese
“… e anche questo 25 aprile, ce lo siamo tolti dalle p…e!”.
Questa semi-citazione di Riccardo Garrone (presa in prestito da Vacanze di Natale), non è né una mancanza di rispetto nei confronti di una delle ricorrenze più importanti del nostro paese (soprattutto per un liberale convinto quale sono io), né una provocazione; questo sentimento di liberazione è, ahimè, un’inevitabile conseguenza dello stato di irritazione causato da quel che il 25 aprile è diventato (per colpa di una manciata di “intellettuanti”) da qualche anno a questa parte: non una festa (di tutti), ma un giorno da strumentalizzare per fini prettamente politici-ideologici.
Le polemiche di questo 25 aprile 2024 sono iniziate domenica mattina (21 aprile), quando su tutti i giornali è apparsa la notizia riguardante il mancato intervento dello scrittore Antonio Scurati al programma RAI di Serena Bortone “Che Sarà”: lo scrittore (di sinistra), vincitore di un Premio Strega con ‘M. Il figlio del secolo’ (romanzo che narra l’ascesa di Mussolini), avrebbe dovuto leggere un monologo dai contenuti accusatori nei confronti del Duce (quindi legittimi) e “graffianti” nei confronti della Meloni (meno legittimi), ma, per ragioni che fin da subito sono apparsi evidenti, l’intervento (per il quale il buon Scurati avrebbe dovuto intascare 1.800€) è stato censurato.
Con la sinistra all’attacco, la destra in difesa (ma pronta a partire in contropiede) e l’AD RAI Sergio pronto “… a farla pagare a chi ha sbagliato”, c’era già abbastanza carne al fuoco per il barbecue di polemiche tanto atteso, ma (purtroppo) il “caso-Scurati” era solo… il calcio d’inizio.
La vigilia e il giorno della festa della Liberazione sono stati scanditi dalle accuse allla Meloni (giudicata, anche dallo stesso Scurati, “incapace” di dichiararsi Antifascista), dagli scontri tra Pro-Palestina e forze dell’ordine, dalla querelle sui pro-vita nei consultori (assurdo dover tornare a difendere il diritto all’aborto mezzo secolo dopo l’approvazione della 194) e da un’altra infinità di più o meno grandi idiozie (come la candidatura alle Europee del Generale Vannacci) che non perdo tempo a elencare poiché nulla “c’azzecano” con il più puro e concreto significato del 25 aprile.
Sì, per questi motivi, con la morte nel cuore, dico “… e anche questo 25 aprile, ce lo siamo tolti dalle p…e!”.
Ora, almeno, speriamo di non dover rubare la battuta a Garrone anche in occasione del 1 maggio.
