Odoguardi (MAIE): “Decreto Tajani, un colpo all’identità italiana nel mondo”
“Il decreto proposto dal Ministro Tajani, e approvato dal consiglio dei Ministri lo scorso 28 marzo, non solo diventa un precedente molto pericoloso per le comunità italiane che vivono all’estero ma, soprattutto, non le tiene in minima considerazione.
Sono quasi otto milioni i nostri connazionali che vivono al di fuori della nostra Patria, o meglio, coloro che risultano iscritti all’AIRE.
Forse il Ministro Tajani non è a conoscenza dei numeri reali delle comunità italiane nel mondo, né del numero effettivo dei discendenti italiani all’estero.
Se consideriamo questi numeri, scopriamo che,nelmondo, esiste un’altra Italia, che rappresenta meno dell’1% della popolazione mondiale.
Essere Italiano significa sentirsi tale, non ha una incidenza territoriale come altre nazioni, L’identità italiana è molto più di una semplice identità culturale, è un profondo senso di appartenenza ed è importantissimo sentire i cittadini di origine italiana poter dire con orgoglio “Mi sento Italiano!”.
Noi non nasciamo semplicemente sotto una bandiera, ma bensì sotto culture differenti, credenze differenti, a volte sotto lingue differenti e il nostro tricolore, cosi come la lingua italiana, ci accomunano e ci rendono “ unici”.
Gli italiani, sia in Italia che all’estero, hanno bisogno di crescere, di diffondere e tramandare la nostra cultura, di far conoscere al mondo il contributo che il nostro Paese ha dato e continua a dare.
L’Italia è sinonimo di unicità, bellezza, qualità, arte, moda, design, cucina, vini e molto altro. Non siamo solo una nazione sviluppata, siamo la culla dei valori che hanno ispirato lo sviluppo di altre nazioni.
Il decreto approvato nasconde un messaggio inquietante: affermare che servirà a limitare i casi di cittadinanza non approvabili, e quindi di indole fraudolenta, significa ammettere l’incapacità del Ministero di gestire le pratiche di cittadinanza. E le responsabilità di un Ministero non possono ricadere sull’intera comunità italiana all’estero. Chi dice “sono italiano” lo fa con rispetto, gioia e orgoglio, e noi non possiamo permetterci di privarli di questo sentimento.
L’Italia non sarà mai un paese da “ius soli”. Non è la nascita in Italia a rendere qualcuno italiano, ma il sentire l’Italia dentro di sé, il viverla quotidianamente. Le nostre comunità all’estero lo fanno tutti i giorni, imparando la lingua, ascoltando la nostra musica e acquistando i prodotti italiani.
L’economia italiana all’estero è sostenuta proprio da chi si sente italiano. Dobbiamo comprendere il valore del contributo delle comunità italiane all’economia del nostro Paese.
Questo decreto rappresenta un pericoloso precedente: è un vero “vaso di Pandora“: una volta aperto non ci sarà ritorno, indipendentemente dalle varie revisioni che saranno fatte.
Il problema di un sistema che non funziona a livello globale come il “Prenotami”, la carenza di personale nei consolati e i tagli del Ministero non si risolveranno con questo decreto, ma solo con la consapevolezza che gli italiani all’estero non sono solo gli otto milioni iscritti all’AIRE, ma oltre cinquanta milioni.
Chi porta avanti la Italianità fuori dai confini della nostra Patria sono proprio quelle comunità che oggi si vogliono penalizzare. La scarsa sensibilità dimostrata dal Ministro Tajani è offensiva per chi, con sacrifici, ha portato la propria famiglia all’estero, spesso gente umile che si preoccupava più di sopravvivere che non di registrare le discendenze. Ma anche per le nuove generazioni che vivono fuori dell’Italia. Sono professionisti, impresari, ricercatori che, con il loro lavoro, contribuiscono all’economia italiana e che hanno, con i primi, un minimo comun denominatore, “il nostro sangue”.
Ministro Tajani, permetta che le dica: “Chi ha sangue italiano è italiano”. L’Italia non è un paese da “ius soli”, l’Italia si sente dentro, diversamente non si è italiani.
Per tutto questo, ci aspettiamo, quindi, una revisione totale del lavoro che deve svolgere il Ministero all’estero, senza penalizzare le nostre comunità. Altrimenti, saremo testimoni dell’inizio del declino di quella che è la civiltà che ha fatto sviluppare buona parte del mondo moderno.
Vincenzo Odoguardi, Vice Presidente mondiale MAIE”
