Oggi è il “Giorno Mondiale della Pizza”
Dire pizza è dire Italia, come il nome di un grande stilista, come il Colosseo. Ed è proprio all’ombra dell’Anfiteatro Flavio che la pizza sta vivendo una suggestiva rivoluzione: da piatto povero ed economico per eccellenza, antesignana dello street food dai vicoli di Napoli fino alle Avenues di New York City, oggi sta entrando di prepotenza nella grande ristorazione e nei menù degli alberghi di lusso: e la città eterna l’ha accolta con riguardo. Alcuni esempi sono hotel come il Six Senses, il W Rome, il Bulgari per citarne alcuni. Ma lo stesso sta accadendo a Dubai, negli Emirati, e in altre parti del mondo. I pizzaioli alla stregua di chef stellati e maestri pasticcieri. La pizza proposta in abbinamento a vini pregiati e bollicine. E sempre a Roma c’è Gabriele Bonci, l’eroe, un maestro fornaio che, grazie anche a tv e social media, ha dato la sua impronta per diffondere la conoscenza di nuove tecniche di panificazione e lievitazione elaborate dalla scienza dell’alimentazione, come nell’utilizzo di nuove farine e nella selezione, per i condimenti, di materie prime sostenibili e a chilometro zero. “Ma quando apre una sua pizzeria?” gli abbiamo chiesto. “Resto un fornaio, è il pane la mia sfida” ha risposto per poi dileguarsi. Ma dietro questa vera e propria rivoluzione i nomi sono diversi e proviamo a farne qualcuno: Francesco Arnesano, Stefano Callegari, Francesco Capece, Giancarlo Casa, Enzo Coccia, Salvatore Lionello, Salvatore Marcucci, Francesco Martucci, Jacopo Mercuro, Simone Padoan, Eduardo Papa, Luca Pezzetta, Angelo Rumolo, Ciro Salvo, Salvatore Salvo, Carlo Sammarco Pier Daniele Seu, Ivano Veccia e, non ultimo, Diego Vitagliano.
Il 17 gennaio è la loro festa, è la festa di questo mondo fatto di acqua e farina, un po’ di lievito e sale quanto basta, perché ricorre Sant’Antonio Abate, protettore di pizzaioli e fornai e nel mondo è diventata il World Pizza Day. Ma il red carpet di quella che molti chiamato ‘pizza contemporanea’ o ‘gourmet’, sta portando con sé un risvolto: un deciso rialzo dei costi per il consumatore finale. Oggi per una semplice pizza margherita, a Roma come a Milano non bastano dieci euro (e voliamo bassi), Napoli ancora prova a limitare i danni, ma la tendenza è in atto e non sembra arrestarsi. Tra gli stessi maestri pizzaioli, il dibattito è forte e c’è chi, come Gino Sorbillo, chiede un passo indietro. Con Franco Manna, imprenditore e oggi docente della Federico II di Napoli, sfioreremo anche temi finanziari come l’interesse da parete delle società di private equity internazionali per i brand italiani. Ma la pizza è soprattutto una storia, e abbiamo scelto di raccontare quella di Daniele Gagliotta, uno scugnizzo finito a 15 anni in carcere a Nisida e oggi alla conquista degli Stati Uniti con le sue mani sempre in pasta, ma stavolta per fare una pizza, e mai più per commettere un reato.
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