Pandoropoli, una storia di Natale
Anche l’Epifania, che tutte le feste porta via, è passata, eppure qualche Pandoro, ancora, non è stato digerito.
Il Pandoro indigesto, ovviamente, è quello prodotto dalla Balocco e griffato da Chiara Ferragni.
La storia, che di natalizio non ha nulla, ormai la conosciamo tutti.
Con il dolce brandizzato, messo in commercio a un prezzo più che raddoppiato rispetto a un analogo prodotto tradizionale, Balocco e Ferragni avrebbero dovuto sostenere l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, ma così non è stato.
Il nosocomio pediatrico, al quale sono andate le briciole del Pandoro Limited Edition (50.000 € donati dalla sola Balocco), non ha visto neanche 1 € dei proventi ricavati dall’iniziativa che, a dirla tutta, non è che abbia avuto chissà quale successo.
Anzi, secondo un articolo di Paolo M. Alfieri de “L’Avvenire”, dal punto di vista puramente commerciale, l’operazione è stata un completo fallimento, tanto che la Balocco avrebbe perfino registrato delle significative perdite.
Stando così le cose, appare evidente che l’unica a trarre un reale vantaggio dall’iniziativa sia stata solo ed esclusivamente l’abile imprenditrice che per “metterci la faccia” ha chiesto e ottenuto un cachet superiore al milione di euro.
Ma il fallimento commerciale di quella che doveva essere una mera operazione di marketing finalizzata al tentativo di svecchiare il brand dell’azienda di Fossano non è stato il male peggiore!
Il 15 dicembre, con la notizia delle multe comminate dall’Antitrust per pratica commerciale scorretta (oltre un milione di euro per due società riconducibili all’Influencer e 420mila euro per il colosso dolciario), è scoppiato uno scandalo inimmaginabile.
Ferragni, in un video apparso forzato, si è scusata per “l’errore di comunicazione” (proprio lei che sulla comunicazione ha costruito un impero? Bizzarro, anziché no’) e ha promesso una donazione da 1 milione di €, ma, purtroppo per lei, le scuse non hanno convinto quasi nessuno e così in pochi giorni sono svaniti 30.000 follower e diversi partner commerciali.
La situazione è peggiorata ulteriormente quando sul caso è intervenuta la Procura di Milano per aprire un fascicolo sui Pandori e per effettuare accertamenti sulle uova di Pasqua (a favore dell’associazione “I Bambini delle Fate”) griffate dalla Ferragni per la ‘Dolci Preziosi’ (secondo “La Verità” nel mirino del pm di Milano starebbero per finire anche le Bambole realizzate dalla Trudi a immagine e somiglianza della Ferragni per sensibilizzare la lotta contro il cyberbullismo).
Tra l’ironico cinismo di Selvaggia Lucarelli (la prima a sentire puzza di Pandoro bruciato), gli insulti degli haters e il biasimo di milioni di italiani, Ferragni dovrà ora provare a rialzarsi ma, va detto, l’impresa non appare semplice.
Gli italiani perdonano molte cose ma non perdonano le prese in giro e chi li vuole far passare per fessi.
Sì, gli insulti all’imprenditrice non sono figli dell’invidia (come qualcuno crede) ma un prodotto dell’avidità che ha spinto una ragazza fortunata a pensare di poter prendersi gioco dei buoni sentimenti di chi, credendo di contribuire alle cure di un bambino malato, accettava di spendere 9 € per un normale Pandoro.
È per questo che gli italiani hanno smesso di amarla ed è per questo che non è così scontata la riconquista della credibilità perduta.
Ma che conseguenze lascerà questa triste, anomala storia di Natale?
I timori di chi crede che gli italiani non si fidino più delle iniziative benefiche saranno probabilmente smentiti, ma la comunicazione di chi si occuperà delle promozioni solidali dovrà essere chiara ed esaustiva.
Ferragni non sarà l’unica a doversi rialzare; anche la Balocco dovrà farsi perdonare per “l’errore di comunicazione” che ha causato il pandemonio che tanto ha animato le feste appena trascorse.
E Selvaggia Lucarelli?
La nota giornalista, ora, sembra avere preso di mira la raccolta fondi che gli amici di Matteo Mariotti (il ventenne di Parma che ha perso una gamba dopo essere stato attaccato da uno squalo in Australia) hanno organizzato per aiutare il ragazzo.
Lucarelli si chiede a cosa serva raccogliere denaro dato che in Italia le cure sono a carico del servizio sanitario nazionale.
Se Lucarelli crede di poter smascherare una nuova furbata è fuori strada ma questa è già un’altra storia.
