Perché Sanremo è Sanremo?
Paese che vai, usanze che trovi.
L’evento capace di bloccare gli Stati Uniti è il Super Bowl, quello che stravolge l’Italia è Sanremo.
Nel Belpaese, per una settimana, non c’è polemica, fatto di cronaca nera, partita di calcio o confronto politico in grado di rubare la scena al Festival della canzone.
Dalla prima edizione, andata in scena nel 1951, a oggi, non è cambiato quasi nulla: si cantava allora e tuttora si canta. E si canterà (perché Sanremo è Sanremo e perché comunque vada, sarà un successo).
A cambiare, semmai, sono le canzoni: un tempo cantavamo “Grazie dei fior” di Nilla Pizzi, oggi “Sinceramente” di Annalisa e “La noia” di Angelina Mango.
Con le canzoni, cambiano anche i “bersagli”: negli anni ‘80 ci si chiedeva che fine avrebbero fatto i giovani che ascoltavano Vasco Rossi, oggi ci si chiede dove ci porterà la musica di Ghali o quella di Geolier.
E domani?
Domani ci sarà un nuovo artista da amare o fischiare e una nuova gaffe pronta a catturare tutta quell’attenzione che, in una qualunque altra settimana del calendario, avremmo rivolto a notizie decisamente più importanti.
Sì, ogni anno, per una settimana (o per meglio dire, per cinque serate), l’Italia non è uno stivale ma un giradischi.
È sempre stato così e sempre così sarà.
Perchè Sanremo… è Sanremo.
