Primo Maggio, su coraggio
Anche la Festa del lavoro, come il 25 aprile, è diventata ormai una parodia; “concertoni” e “sparate” propagandistiche (in molti casi lanciate da veri e propri sconosciuti che nulla c’azzeccano con la politica), stanno allontanando il 1 maggio dal suo reale significato. La Festa dovrebbe celebrare quello spirito che ha generato nei lavoratori il desiderio di organizzarsi in modo tale da dare contenuto strategico alle proprie richieste, ma nessuno (o quasi) lo ricorda
Che cos’è, oggi, il lavoro? Con i tempi, stanno cambiando anche le battaglie da affrontare e le istituzioni nel quale credere, ma il lavoro rimane sempre l’unica strada verso l’emancipazione (ricordiamoci che anche le battaglie ideologiche si vincono lavorando sodo!). Tuttavia, senza cultura, senza amor proprio e senza ambizioni, il lavoro diventa un’arma nelle mani di chi lo sa creare. Lo spunto per questa riflessione sulla necessità di restituire dignità ai lavoratori (e su come restituire dignità ai lavoratori), è nato leggendo alcune considerazioni di Massimo Cacciari, pubblicate da ‘La Stampa’ mercoledì 1 maggio; il filosofo, preso atto del fatto che il processo produttivo della manifattura europea non è più concentrato in poche, grandi aziende, ma è ormai un qualcosa di globalizzato, teme che, a causa dei radicali mutamenti che hanno cambiato il mercato del lavoro, la forza-lavoro attuale non sia più sindacalizzabile a livello di massa. Per Cacciari la soluzione è questa: i sindacati devono riscoprire il valore politico della lotta sul salario. Ma è davvero questa la soluzione? Davanti alle evidenti mancanze dei sindacati e del suo popolo (mancanze di coraggio, di iniziative e di cultura), bravi solo a indire scioperi (di venerdì), non sarebbe il caso di appoggiare Elly Schlein e la sua battaglia in favore del salario minimo (anche il giuslavorista Pietro Ichino crede che il salario minimo possa aiutare a frenare l’impoverimento del lavoro)? Oppure, non dovremmo sostenere il Partito Liberale Italiano (che con Roberto Sorcinelli sta lentamente risollevando la testa) nella sua battaglia in favore della tassazione minima? Comunque la si voglia vedere, a mio modesto (e severo) parere, la soluzione non può (più) provenire dai sindacati (inermi persino nei confronti della stagnazione dei salari, fermi a trent’anni fa). Sia chiaro: se i concetti di Clarence Darrow (“Con tutti i loro difetti, i sindacati hanno fatto per l’umanità più di qualsiasi altra organizzazione che sia mai esistita”), di Friedrich Engels (“Nella lotta politica tra le classi, l’organizzazione dei sindacati è l’arma più importante”) e di Noam Chomsky (“I sindacati sono la forza trainante per la democratizzazione e il progresso”) non sono più attuali e credibili, la colpa non è solo dei “padroni”.
