Reggaeton & decibel: quando il pericolo per i bambini è doppio (udito e cervello)
Dopo l’uscita dell’Associazione Spagnola di Pediatria, che ha sconsigliato di portare bambini piccoli a concerti con volumi eccessivi, c’è un dettaglio che rischia di passare inosservato: alcuni eventi non sono pericolosi solo per l’udito… ma anche per il gusto musicale.
Prendiamo i concerti di certi idoli del reggaeton o dell’“urbano”: Bad Bunny, Anuel AA, Ozuna, e compagnia. Volumi da frullatore industriale, testi poetici come un post su Instagram, e un “tum-tum-tum” in loop che ti fa pensare di essere finito in una lavatrice in centrifuga.
Il problema è che, se un bambino viene esposto fin da piccolo a queste… ehm… “melodie”, rischia l’assuefazione. Un po’ come lo zucchero: all’inizio storci il naso, poi non puoi più farne a meno, e il palato (o in questo caso l’orecchio) si rovina per sempre.
Il risultato? A vent’anni saprà riconoscere un beat di reggaeton a tre isolati di distanza, ma confonderà i Pink Floyd con un brand di abbigliamento.
Invece di piazzarli sotto un subwoofer da 5.000 watt mentre un tizio urla parolacce per tre ore, mettete su qualcosa che li faccia crescere bene:
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Eagles, per capire che le armonie esistono.
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Joe Cocker, per sentire cosa significa emozione in una voce.
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Creedence Clearwater Revival, per insegnare che tre accordi possono essere geniali.
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Pink Floyd, per mostrare che la musica può farti viaggiare senza bisogno di effetti speciali stroboscopici.
Un concerto di reggaeton per un neonato è pericoloso. Ma non solo perché può danneggiare l’udito.
Il vero rischio è che, crescendo, lo consideri musica.
