È la Repubblica Dominicana il Paese da dove parte la droga per l’Europa?
Un rapporto della direzione antidroga del ministero dell’Interno italiano avverte come la Repubblica Dominicana sia passata dall’essere un semplice ponte per il narcotraffico a livello regionale alla costruzione di strutture logistiche in grado di ricevere, immagazzinare e trafficare stupefacenti verso i suoi partner a livello regionale internazionale. Il rapporto indica che, negli ultimi anni, la droga sequestrata nel Paese è cresciuta del 64%, motivo per cui avverte di un rafforzamento dell’azione della Direzione nazionale per il controllo della droga (DNCD).
Il rapporto preparato per l’anno 2022 sostiene che “negli ultimi anni e, ancor di più, durante il 2021, la Repubblica Dominicana ha cessato di essere un semplice ponte di passaggio”.
“Prima svolgevano principalmente il ruolo di trasportatori o facilitatori ai punti di entrata e uscita delle coste o dei porti, a favore di organizzazioni estere. Ma, nella gestione della logistica, hanno raggiunto una posizione di partnership con le strutture, che affidano loro la operazioni in loco, per un corrispettivo che dipende dalla quantità di droga da trasportare. Questo passaggio non è stato automatico, ma è avvenuto attraverso un violento confronto tra le parti, fatto di omicidi e intimidazioni”, si legge nel documento.
Il rapporto tra i trafficanti di droga dominicani e le loro controparti di altri paesi ha raggiunto un notevolissimo livello di sofisticazione tanto che comunicano attraverso reti crittografate dove vengono effettuate transazioni e affari.
“Chi spedisce la cocaina, dalla zona di produzione, affida l’entrata e l’uscita dal porto di partenza a un “logistico”, al quale è chiesto di occuparsi di questa prima fase in ogni sua parte, fornendo un’indicazione generale della destinazione (Nord America o Europa). La fase intermedia di passaggio, con trasbordo nella Repubblica Dominicana, è affidata, se necessario, a un altro ‘operatore’, che a sua volta si occupa di entrare e uscire dal porto”, sostiene il rapporto.
“I camionisti sono diventati parte integrante della struttura logistica del narcotraffico” riferiscono le autorità italiane.
La nuova modalità
Secondo il rapporto, che utilizza anche i dati del DNCD della Repubblica Dominicana, i trafficanti di droga dominicani sono già in grado di agire in due modi per i loro partner. “Il solito rip-on/rip-off è la tecnica con cui la droga viene infiltrata nelle borse sportive all’interno di legittimi contenitori” oppure un metodo ritenuto innovativo, e denominato ‘in&out‘, che vede l’operazione suddivisa in altrettanti momenti successivi. In questo processo la cocaina viene fatta uscire dal porto e portata in magazzini di stoccaggio, per poi essere nuovamente trasportata all’interno dell’area portuale in container dalla struttura già modificata e adattata con la complicità degli autotrasportatori, diventati parte integrante del traffico”, dice.
EUROPA
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Il tempo che intercorre tra l’uscita e l’ingresso (in&out) è determinato dal gruppo criminale, in funzione delle condizioni all’interno del porto (come ad esempio la presenza di funzionari appartenenti ad agenzie di sicurezza, che rispettano il compito di ufficiali di dogana) e può variare da poche ore a diverse settimane.
L’affare
Il Ministero dell’Interno italiano descrive che le organizzazioni criminali locali hanno la capacità d’immagazzinare grandi quantità di stupefacenti in prossimità dei porti, in particolare nei quartieri poveri, sotto il loro controllo o in appartamenti o ville nei quartieri di lusso della capitale Santo Domingo. È in costante aumento l’attività di stoccaggio in situ della cocaina, per la sua successiva esportazione.
La complicità
Il rapporto non esclude la complicità dei funzionari doganali portuali nel sistema di trasferimento di grandi quantità di droga, tenendo conto che si tratta di movimentazione nei porti dominicani.
La ‘Ndrina fa affari nella RD
La ‘Ndrina, con base familiare e a capo della potente organizzazione criminale calabrese ‘Ndrangheta, ha fatto affari di droga con intermediari dominicani. La relazione del Ministero dell’Interno italiano sostiene che, nell’ambito delle proprie azioni criminose, tale gruppo “si è dimostrato capace di progettare ingenti importazioni di cocaina dai porti del Nord Europa (Olanda, Germania e Belgio) e dalla Spagna, destinate a punti italiani. L’organizzazione utilizza messaggi crittografati per comunicare con gli intermediari nella Repubblica Dominicana”.
Dal canto suo, il Direttore Generale della Dogana del Paese caraibico, in risposta al rapporto del Ministero dell’Interno italiano che il Paese sta utilizzando come centro logistico per la distribuzione di sostanze controllate, ha assicurato che la Repubblica Dominicana ha dato un esempio a livello internazionale nella lotta alla criminalità organizzata.
La RD ha indetto una gara d’appalto per dotarsi di un nuovo sistema tecnologico di sicurezza e gestione doganale, ha spiegato il Ministro competente, Eduardo Sanz Lovatón che ha evidenziato gli sforzi compiuti dal governo per semplificare il controllo degli atti illegali attraverso i morti.
In tal senso, il presidente uscente del Consiglio nazionale per l’impresa privata (Conep), Pedro Brache, ha bocciato la relazione del ministero dell’Interno italiano che individua nella DR un centro logistico per la distribuzione di sostanze controllate.
La dogana ha annunciato l’apertura della procedura di appalto per l’acquisto del nuovo software per il Sistema integrato di gestione doganale (SIGA) che consentirà di velocizzare le operazioni di sdoganamento delle merci in importazione ed esportazione nei porti e valichi di frontiera del Paese. La piattaforma attuale ha più di un decennio.
La procedura di gara alla quale, a oggi, si sono interessate circa 9 aziende, avrà il supporto del settore imprenditoriale, oltre a quello delle istituzioni di controllo come gli appalti pubblici e l’etica del governo.
da Diario Libre e CDN
