Repubblica Dominicana: Ippocrate chi? Qui comanda la Visa!”
Se il buon Ippocrate da Kos, padre della medicina e dell’etica medica, ipoteticamente fosse ancora vivo e potesse leggere queste righe, probabilmente avrebbe un infarto e finirebbe direttamente in una delle cliniche di cui parleremo. Ovviamente, però, solo se avesse una buona assicurazione sanitaria e una carta di credito bella carica. Ma si sa, 2600 anni fa, il vecchio Ippocrate non poteva prevedere come la medicina si sarebbe evoluta… O dovremmo dire involuta?
Benvenuti nella Repubblica Dominicana, dove il primo trattamento offerto in una clinica privata è un sorriso smagliante seguito da un bel “Ha un’assicurazione? E la carta di credito?”. Qui, la medicina è diventata meno una missione e più un “missione-compilazione del POS”. Altro che Ippocrate, siamo nell’era dell’”Ippo-carte di credito”!
Vi raccontiamo l’avventura (o forse dovremmo dire disavventura?) di un connazionale in una clinica di Santo Domingo.
La sua povera madre, malata terminale di cancro, era stata ricoverata giorni fa. E, purtroppo, come succede spesso nella vita, è venuta a mancare. Ma prima di poterne riritirare le spoglie mortali, ecco che arriva il conto: 532 mila pesos. Un modico “arrivederci e grazie”.
“Ma come? Abbiamo l’assicurazione!”, protesta il nostro connazionale. Dopo telefonate degne di un call center, il conto miracolosamente scende a 320 mila pesos. Ma attenzione, si accettano solo contanti.
“E se lascio qui il cadavere e me ne vado, lo buttate in mare?”, domanda il nostro con un filo di sarcasmo. Silenzio. La risposta sembra essere nel motto del giorno: “Non si muore la domenica quando le banche sono chiuse e se non paghi, la flebo rimane lì dov’è”.
Nel caos, arriva la Polizia. Si negozia un pagamento: 100 mila pesos con un bonifico (massimo consentito a un nuovo beneficiario per non allertare le autorità anti-riciclaggio), 112 mila pesos con la carta di credito (che, improvvisamente, viene accettata con entusiasmo) e il resto? Beh, direttamente a un poliziotto, che con la precisione di un contabile provvederà immediatamente al trasferimento sul conto della clinica.
Poi, però, (e finalmente, diremmo noi) come un “deus ex machina”, interviene l’oncologo e, ricorrendo ancora alla carta di credito, tutto si risolve.
In sintesi, caro Ippocrate, ti chiediamo scusa. La medicina non è più una missione. È un business. E se non hai una carta di credito, non è affatto scontato che tu possa andartene in pace.
