Riunito a Roma il “Comitato 11 ottobre di iniziativa sugli italiani nel mondo”
L’Italia non ha la piena consapevolezza dei problemi che a breve determinerà lo spopolamento del territorio, l’invecchiamento della sua popolazione e l’esodo massiccio e inarrestabile delle giovani generazioni (nel corso del lockdown, in piena chiusura, quindi, dalla sola Verona, una delle città più ricche d’Italia, sono “fuggiti” all’estero, 2000 giovani). A differenza delle percezioni ancora troppo superficiali della nostra opinione pubblica, diversi paesi europei, come la Germania, la Spagna e perfino la Polonia, si vanno sempre più attrezzando per accogliere e inserire nel proprio tessuto produttivo giovani emigranti.
“La verità è che il problema dello spopolamento e dell’invecchiamento della popolazione é poco avvertito in Italia, ma ora incombe più di prima nel paese e sarà impossibile nel futuro fingere che non esista”, commenta Laura Garavini, senatrice di Italia Viva eletta in Europa, intervenendo a un seminario di approfondimento sulla possibilità di istituire un visto permanente di ingresso in Italia per i giovani espatriati e i discendenti degli emigranti italiani all’estero non cittadini italiani, organizzato dal “Comitato 11 ottobre di iniziativa per gli italiani nel mondo” nei locali del Senato lo scorso 22 marzo.
Quello proposto sarebbe un meccanismo di accesso in Italia diverso da quello della cittadinanza che si estenderebbe anche agli “italici”, ossia la vasta galassia di stranieri che è legata alla cultura italiana; un visto che, a parere del Comitato, potrebbe essere concesso in modo globale previa dimostrazione documentale o notoria della conoscenza e della sintonia con la lingua, la cultura, la storia e la realtà italiana. L’incontro è stato presieduto dal garante del Comitato, il senatore Fabio Porta (Pd), che, nel suo intervento, ha messo in evidenza la necessità di concretizzare l’intensa attività intrapresa dal Comitato nei due anni della sua costituzione; periodo in cui si è dedicato soprattutto ad attrarre l’attenzione pubblica e istituzionale sulla possibilità di legare i problemi del depauperamento delle risorse umane del Paese con quelle rilevanti esistenti nel mondo degli italiani all’estero.
Secondo Porta si potrebbe elaborare legislativamente uno strumento che consenta di legare le esigenze di un Paese che necessita di risorse fresche con le spinte che provengono dai giovani italiani nel mondo, segnatamente dall’America latina, così da poter contribuire alla crescita dell’Italia.
La relazione introduttiva è stata curata dal coordinatore del comitato, Aldo Aledda, che ha parlato del nuovo visto dal punto di vista della percorribilità tecnica e giuridica, ricordando che strumento analogo è già conosciuto in altri paesi.
È seguito un ampio dibattito sui singoli aspetti del problema grazie anche alla partecipazione di membri del mondo universitario (i professori Riccardo Giumelli e Giuseppe Sommario), dell’associazionismo in emigrazione (tra cui Franco Dotolo, della Fondazione Migrantes e del CGIE, e Giuseppe Petrucci), del movimento degli italici (Umberto Laurenti, Vice presidente della relativa associazione di Piero Bassetti) che hanno analizzato le numerose implicazioni e i risvolti legati all’adozione di un visto come quello proposto che, oltretutto, avrebbe il pregio di porre l’Italia al centro dei progetti di rientro degli interessati, a differenza delle pratiche di cittadinanza che – è stato sottolineato – vengono avviate soprattutto per spostarsi in paesi più attrattivi del mondo occidentale laddove questa sia spendibile.
In tutti i casi – è stato sottolineato unanimemente dai partecipanti al gruppo di lavoro istituzionalizzato dal Comitato in modo permanente anche per future iniziative – il sistema politico italiano non potrà esimersi dall’accentuare le caratteristiche di attrazione e di competitività, in funzione anche delle scelte delle generazioni di residenti più giovani che oggi sono attratti da altri Paesi dell’area occidentale che pongono maggiori attenzioni e risorse a questo aspetto e costituiscono la peggiore aggravante del problema dello spopolamento e dell’invecchiamento dell’Italia. (aise)
