Sanità italiani all’estero. Odoguardi (MAIE): “Un diritto non può diventare una tassa”
Continua a far discutere la nuova normativa che riguarda l’assistenza sanitaria per gli italiani residenti all’estero. Tra le voci più critiche c’è quella di #Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del #MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), che contesta apertamente l’introduzione del contributo economico richiesto ai cittadini iscritti all’AIRE per accedere nuovamente al Servizio sanitario nazionale.

Secondo Odoguardi, la salute rappresenta un diritto fondamentale e non dovrebbe essere subordinata al pagamento di una quota annuale. Il dirigente del MAIE giudica infatti inaccettabile la richiesta di 2.000 euro all’anno per poter usufruire dell’assistenza sanitaria in Italia, soprattutto per quei pensionati che hanno lavorato e versato contributi per decenni nel nostro Paese prima di trasferirsi all’estero.
Il MAIE ha espresso la propria contrarietà al provvedimento sia alla Camera che al Senato, sostenendo che la misura rischia di penalizzare migliaia di connazionali residenti oltre confine. Per il movimento, la riforma non restituisce realmente un diritto, ma introduce un meccanismo che finisce per trasformare l’accesso alle cure in un servizio a pagamento.
Odoguardi ricorda inoltre che molti italiani all’estero contribuiscono già ai sistemi sanitari dei Paesi in cui vivono e, in diversi casi, mantengono un forte legame economico e fiscale con l’Italia. Per questo motivo ritiene ingiusto imporre un ulteriore esborso per ottenere prestazioni sanitarie nel Paese d’origine.
Il dibattito resta aperto e coinvolge una vasta platea di italiani residenti fuori dai confini nazionali, molti dei quali chiedono da tempo una soluzione che garantisca l’accesso alle cure senza costi considerati eccessivi. Il MAIE continua a sostenere la necessità di una revisione della norma affinché il diritto alla salute venga tutelato senza introdurre nuove disparità tra cittadini italiani residenti in patria e all’estero.
