Santo Domingo. Jet Set, un anno dopo, 236 morti e una domanda ancora aperta: è stata fatta giustizia?
Un anno fa, nella notte tra il 7 e l’8 aprile 2025, Santo Domingo si svegliava sotto le macerie. Il crollo del tetto della discoteca Jet Set trasformò una serata di festa in una delle più grandi tragedie della storia recente della Repubblica Dominicana: oltre 230 morti e centinaia di feriti.
Oggi, a dodici mesi di distanza, il dolore non si è spento. Ma soprattutto, non si è trasformato in giustizia.
Le indagini hanno parlato chiaro fin dall’inizio: non fu fatalità.
Secondo il Ministero Público, il locale presentava da anni problemi strutturali, ignorati nonostante ripetuti segnali di allarme. Il tetto, appesantito da impianti e modifiche, era diventato una trappola. Eppure quella notte le porte rimasero aperte. La musica continuò. Fino al crollo.
I proprietari della discoteca, i fratelli Espaillat, sono stati arrestati e incriminati per omicidio colposo. Ma a un anno dalla tragedia, il processo non è ancora entrato nel vivo.
Le accuse restano limitate, le udienze vengono rinviate e, soprattutto, molti familiari denunciano una sensazione sempre più diffusa: quella dell’impunità.
Oltre 200 vittime hanno accettato accordi economici per ritirare le denunce, spesso per cifre giudicate irrisorie. E tra chi ha perso tutto, cresce una frase che pesa come una condanna:
“Crediamo nella giustizia divina, non in quella del nostro Paese”.
Quella notte, tra le centinaia di vite spezzate, c’erano anche italiani.
A perdere la vita fu lo chef catanese Luca Massimo Iemolo, 48 anni, trasferitosi nei Caraibi per lavoro e per inseguire una nuova vita. Con lui morì anche una donna dominicana con doppia cittadinanza italiana.
Due storie che ricordano quanto questa tragedia non sia stata solo dominicana, ma internazionale.
Dietro i numeri ci sono volti, storie, famiglie distrutte. Molti bambini sono rimasti orfani, centinaia di persone portano ancora le conseguenze fisiche e psicologiche di quella notte.
E soprattutto, resta una ferita difficile da rimarginare: quella di una tragedia che, per molti, poteva essere evitata.
Un anno dopo, la domanda non è più cosa è successo.
Lo sappiamo.
La domanda è: perché non è ancora successo nulla di decisivo?
Perché, di fronte a oltre 230 morti, la giustizia appare lenta, fragile, quasi paralizzata?
La tragedia del Jet Set rischia di diventare qualcosa di ancora più grave del disastro stesso: il simbolo di un sistema incapace di dare risposte.
E allora, mentre Santo Domingo ricorda le sue vittime, resta un dubbio che pesa più delle macerie: non è solo crollato un tetto.
Sta crollando anche la fiducia nella giustizia?
foto Listin Diario
