Se gli italiani avessero parlato italiano… oggi l’Argentina parlerebbe italiano?
Un gioco di storia controfattuale, ma non troppo.
Tra il 1870 e il 1960, circa 3 milioni di italiani sono emigrati in Argentina. Un’ondata imponente che ha lasciato un’impronta profonda nella cultura, nella cucina, nei cognomi e perfino nella cadenza dello spagnolo rioplatense. Eppure, a distanza di oltre un secolo, resta una domanda curiosa:
e se tutti quegli italiani avessero parlato l’italiano standard invece dei loro dialetti, oggi l’Argentina parlerebbe italiano?
Una Babele italiana
La verità è che gli italiani che sbarcarono a Buenos Aires e a Rosario parlavano tutto… tranne che italiano. C’erano genovesi, napoletani, piemontesi, siciliani, veneti. Ognuno con il suo idioma, spesso incomprensibile agli altri. L’italiano unificato era la lingua della scuola e dell’élite, ma non del popolo.
Così, nelle case si parlavano i dialetti. Nei mercati, si gesticolava in napoletano o in lunfardo (che tanto deve ai veneti). E i figli? I figli imparavano subito lo spagnolo. L’italiano vero non lo imparavano quasi mai.
L’occasione mancata?
Alcuni storici e linguisti si sono chiesti: se invece gli italiani avessero parlato una lingua comune – l’italiano standard – e l’avessero trasmessa ai figli, l’Argentina avrebbe potuto adottarlo come seconda lingua?
Non sarebbe stato impossibile: l’influenza demografica e culturale italiana è stata enorme, al punto che ancora oggi la metà degli argentini ha origini italiane.
Del resto, il Paraguay ha due lingue ufficiali, il guaraní e lo spagnolo. In Svizzera se ne parlano quattro. In Canada, due. L’Argentina avrebbe potuto diventare uno dei pochi paesi ufficialmente bilingui dell’America Latina. E con l’italiano come seconda lingua, avrebbe avuto un ponte diretto con l’Europa.
Un’occasione educativa
Oggi l’italiano è studiato in molte scuole argentine, ma resta una lingua straniera. Eppure, è parte dell’identità di milioni di famiglie. Forse è ancora tempo di riscoprirla non solo come lingua “degli avi”, ma come lingua del futuro.
Chissà, se i nostri bisnonni avessero avuto un po’ più di scuola, e un po’ meno bisogno di arrangiarsi, magari oggi in Argentina leggeremmo i giornali in due lingue. Anche questo è uno dei piccoli grandi “se” della storia.
