Stati Uniti “chiusi”, sempre più aerei restano a terra. Cosa sappiamo
La premessa, per noi che osserviamo con un certo imbarazzo lo shutdown del governo americano, è che i voli internazionali per non hanno subito interruzioni. E quindi il taglio dei voli negli Stati Uniti è ancora un problema “locale”. Ma resta una cosa enorme: i principali aeroporti statunitensi hanno continuato a operare quasi normalmente ieri, nonostante il primo giorno completo di tagli ai voli imposti dalla Federal Aviation Administration (FAA) per contenere il traffico aereo. La misura si è resa necessaria mentre i controllori di volo continuano a lavorare senza stipendio, a causa della chiusura parziale del governo federale.
Il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha avvertito che, se il blocco dovesse protrarsi, entro il Giorno del Ringraziamento fino a un volo su cinque potrebbe essere cancellato. Significa che milioni di americani rischiano di vedere compromessi i piani di viaggio per le festività.
La FAA ha spiegato che le cancellazioni servono a ridurre il carico di lavoro dei controllori, molti dei quali – già sottoposti a turni prolungati per la cronica carenza di personale – stanno cercando secondi lavori per sostenersi durante il lockdown. Da venerdì le compagnie aeree devono ridurre del 4% i voli nei 40 principali scali del Paese, una quota destinata a salire al 6% martedì e al 10% entro la fine della settimana. Se il blocco dovesse proseguire, i tagli potrebbero arrivare fino al 20%.
