L’italiano conquista l’ONU: nasce a New York la Comunità degli Italofoni
Oltre 300 partecipanti alla prima Giornata dell’Italofonia al Palazzo di Vetro. Italia, San Marino e Svizzera uniscono le forze per promuovere la lingua di Dante come strumento di cultura, dialogo e cooperazione internazionale.

L’italiano non è soltanto la lingua di Dante, della musica, dell’arte e della gastronomia. Può essere anche uno strumento di dialogo tra popoli e culture diverse. È il messaggio lanciato a New York il 22 ottobre, in occasione della prima Giornata dell’Italofonia alle Nazioni Unite, che ha segnato un nuovo passo nella promozione internazionale della nostra lingua.
Nella sala ECOSOC del Palazzo di Vetro si sono riunite oltre 300 persone tra ambasciatori, alti funzionari internazionali, docenti, ricercatori e studenti. L’iniziativa è stata organizzata dalle Rappresentanze permanenti di Italia, San Marino e Svizzera nell’ambito della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo.
La giornata ha avuto un momento particolarmente significativo con la dichiarazione di adesione delle Nazioni Unite alla Comunità degli Italofoni, rafforzando la presenza dell’italiano nel contesto multilaterale e il suo ruolo come veicolo di cooperazione e comprensione reciproca.
Una comunità che supera i confini
La Comunità degli Italofoni era stata istituita a Roma il 18 novembre 2025, durante la prima Conferenza internazionale dell’Italofonia promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’obiettivo è valorizzare non soltanto chi parla italiano come lingua madre, ma anche le persone e le comunità di altri Paesi che scelgono di utilizzarlo, studiarlo e riconoscersi nella sua cultura.
A spiegare il significato dell’iniziativa è stato l’ambasciatore Giorgio Marrapodi, rappresentante permanente d’Italia presso le Nazioni Unite. Al Palazzo di Vetro, ha ricordato, sono numerosi i funzionari, gli ambasciatori e le personalità che parlano italiano e lo utilizzano anche nella propria attività professionale.
Da questa realtà nasce l’idea di costruire una comunità capace di mettere in relazione persone di provenienze diverse, accomunate dalla conoscenza della lingua italiana e dall’impegno per la pace, lo sviluppo sostenibile e i diritti umani.
Dalla cultura alla diplomazia
Tra gli interventi della giornata figura quello di Diene Keita, sottosegretaria generale delle Nazioni Unite e direttrice esecutiva dell’UNFPA, l’agenzia dell’ONU per la salute sessuale e riproduttiva. Sono intervenuti inoltre monsignor Christophe Zakhia El Kassis, osservatore permanente della Santa Sede, e Angelica Jácome, direttrice dell’ufficio di collegamento della FAO a New York.
Il programma ha previsto anche una tavola rotonda dedicata alla creatività e all’innovazione attraverso la lingua italiana, con esponenti del mondo accademico, scientifico e artistico. Una scelta che sottolinea come l’italiano non sia soltanto patrimonio della tradizione, ma anche una lingua capace di accompagnare la ricerca, la creatività e le nuove forme di comunicazione.
La partecipazione di studenti delle scuole superiori e delle università ha dato all’iniziativa anche una dimensione rivolta alle nuove generazioni, chiamate a mantenere vivo il rapporto con la lingua e a portarla in contesti sempre più internazionali.
Una risorsa anche per gli italiani all’estero
Per le comunità italiane nel mondo, iniziative come questa hanno un valore che va oltre la celebrazione culturale. La lingua è uno dei legami più forti con le proprie origini, ma può anche diventare uno strumento concreto per costruire relazioni con il Paese in cui si vive.
Questo vale anche per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, dove la presenza delle comunità italiane, l’interesse per la cultura e la cucina del nostro Paese e i rapporti con le istituzioni locali rappresentano un terreno favorevole per la diffusione dell’italiano.
La nascita della Comunità degli Italofoni alle Nazioni Unite offre dunque un riconoscimento simbolico e istituzionale a una realtà già presente in molti Paesi: quella di persone che, pur non essendo italiane, scelgono di imparare e parlare la nostra lingua.
L’italiano non compete soltanto attraverso il numero dei suoi parlanti. La sua forza risiede anche nella capacità di evocare un patrimonio culturale riconoscibile e di creare legami tra persone lontane per geografia e provenienza.
La prima Giornata dell’Italofonia all’ONU ha portato questo messaggio nel cuore della diplomazia internazionale: una lingua può essere molto più di un mezzo per comunicare. Può diventare un luogo d’incontro, una forma di appartenenza condivisa e, come auspicato dai promotori dell’iniziativa, uno strumento di dialogo e di pace.
