Pizzaiuolo, espresso, moka: le parole italiane che hanno conquistato il mondo
È «pizzaiuolo» la parola italiana più conosciuta all’estero secondo il progetto Treccani «Onde – Parole italiane in viaggio». Una classifica che racconta quanto la nostra lingua sia presente nella vita quotidiana di milioni di persone, anche lontano dall’Italia.

Ci sono parole che viaggiano più delle persone. Attraversano oceani, superano frontiere, entrano in altre lingue e finiscono per essere pronunciate da chi magari non ha mai messo piede in Italia. Sono gli ambasciatori silenziosi della nostra cultura, capaci di raccontare un pezzo del Paese anche a migliaia di chilometri di distanza.
Tra queste, la più conosciuta all’estero è pizzaiuolo. A indicarlo è «Onde – Parole italiane in viaggio», il progetto promosso dalla Fondazione Treccani Cultura nell’ambito delle iniziative dedicate alla diffusione della lingua italiana nel mondo.
Subito dopo troviamo espresso, al secondo posto, seguito da moka, tramezzino. Parole molto diverse tra loro, che rimandano però a un fenomeno comune: la capacità dell’italiano di lasciare il segno ben oltre i confini nazionali.
Quando una parola diventa ambasciatrice dell’Italia
La classifica è interessante perché mostra come la presenza internazionale della lingua italiana non passi soltanto attraverso la letteratura, la musica, l’arte o la diplomazia culturale. Passa anche attraverso gesti e abitudini quotidiane: preparare una pizza, ordinare un caffè o mettere la moka sul fornello
Il caso di pizzaiuolo è particolarmente significativo. La parola richiama la tradizione napoletana e un mestiere che, grazie alla diffusione della pizza, è diventato familiare in ogni continente. Nel 2017, inoltre, l’UNESCO ha riconosciuto l’arte del pizzaiuolo napoletano come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, consacrando ulteriormente il valore culturale di questa tradizione.
Anche espresso e moka evocano immediatamente un’abitudine profondamente legata allo stile di vita italiano: il caffè, con i suoi rituali e la sua dimensione sociale. Tramezzino racconta invece una consuetudine gastronomica più discreta.
L’italiano che si incontra ogni giorno
Il successo di questi termini ricorda che una lingua non si diffonde soltanto perché viene studiata. Si diffonde anche quando i prodotti, i mestieri, le invenzioni e le tradizioni di un Paese entrano nella vita delle persone.
Naturalmente, conoscere una parola italiana non significa necessariamente conoscere la lingua o la cultura che l’ha generata. Ma ogni parola può diventare una piccola porta d’ingresso, una curiosità che spinge a scoprire qualcosa in più dell’Italia.
E così, anche nella Repubblica Dominicana, dove la pizza è ormai parte del panorama gastronomico quotidiano, il nostro pizzaiuolo incontra il più familiare, ma abominevole pizzero spagnolo. Una curiosità locale, certo, ma anche un esempio di come le parole si adattino quando attraversano i confini.
La notizia vera, però, è più grande: la lingua italiana continua a viaggiare nel mondo, e spesso lo fa senza bisogno di presentazioni. Basta una pizza, un caffè o una moka sul fornello.
