Studio di Oxford, l’uomo popolò le Americhe già 33.000 anni fa
I primi insediamenti umani nelle Americhe potrebbero risalire a 33mila fa, cioè diverse centinaia di anni prima di quanto stimato dagli attuali modelli.
A suggerirlo una serie di ritrovamenti nella grotta di Chiquihuite in Messico, nell’ambito di uno studio pubblicato sulla rivista Nature e condotto dagli esperti dell’Universidad Autónoma de Zacatecas, in Messico e dell’Università di Oxford.
I ricercatori hanno trovato quasi duemila strumenti di pietra e hanno ipotizzato la presenza umana nel rifugio per almeno 20mila anni. “Le precedenti teorie – spiega Ciprian Ardelean, dell’Universidad Autónoma de Zacatecas – stabilivano che la cultura Clovis fosse la prima nativa americana, che circa 11.500 anni fa avesse attraversato lo stretto di Bering, quando l’ultima era glaciale rese percorribile il passaggio”. Gli storici ritenevano che la presenza umana avesse contribuito all’estinzione della megafauna, sebbene diverse teorie anticipassero la colonizzazione umana. “L’assenza di prove – aggiunge Tom Higham dell’Università di Oxford e direttore della Radiocarbon Accelerator Unit di Oxford – ha contribuito a rendere poco attendibili tali teorie. Ma ora abbiamo trovato un sito unico, diverso da quanto avessimo mai visto prima. Gli strumenti sono chiaramente di origine antropica, e sono davvero moltissimi”.
Il team ha scavato una sezione stratigrafica profonda 3 metri, rinvenendo circa 1.900 manufatti in pietra realizzati nel corso di migliaia di anni, che sono stati datati grazie a due tecniche scientifiche: il radiocarbonio, o carbonio-14, che si basa sull’analisi del decadimento dell’isotopo del carbonio, e la luminescenza stimolata termicamente e otticamente (OSL), che cerca invece di stabilire l’ultima volta che il reperto è stato esposto alla luce.
“I risultati dei vari test – afferma Higham – concordano sulle origini degli oggetti. Il nostro lavoro potrebbe gettare nuova luce sulla presenza umana nelle Americhe”. “Si tratta di un lavoro interessante – commenta David Meltzer, della Southern Methodist University di Dallas, in Texas, non coinvolto nella ricerca – ma è importante dimostrare che gli oggetti ritrovati non abbiano un’origine naturale, dato che alcuni processi naturali potrebbero imitare le fattezze di alcuni artefatti”.
Studi precedenti dimostrano che la civiltà Clovis condivide molte somiglianze con i moderni nativi americani, e questo lavoro suggerisce che la presenza umana potrebbe risalire a migliaia di anni prima del popolo Clovis. “Saranno necessari ulteriori studi – conclude Ardelean – ma speriamo che il nostro lavoro possa essere la base per ricerche future”. (AGI)
