Terremoti nella Repubblica Dominicana, cresce la preoccupazione: ma il caldo non li provoca
Le scosse continuano e nella parte orientale della Repubblica Dominicana cresce la preoccupazione della popolazione. Negli ultimi giorni diversi movimenti sismici sono stati avvertiti in varie zone del Paese, compreso il forte terremoto di magnitudo 5,6 registrato domenica pomeriggio nell’area orientale.

La sequenza ha alimentato sui social network domande, timori e anche alcune spiegazioni senza fondamento scientifico. Tra queste, l’idea che le temperature particolarmente elevate possano provocare i terremoti.
Gli esperti, però, spiegano che non è così.
Il terremoto di domenica ha fatto paura
Il movimento più forte si è verificato domenica 27 settembre alle 17:49 circa. Il Centro Nacional de Sismología della Universidad Autónoma de Santo Domingo (UASD) ha stimato inizialmente la magnitudo in 5,6 e una profondità di circa 108-113 chilometri.
L’epicentro è stato individuato nell’area compresa tra San Pedro de Macorís e El Seibo, a pochi chilometri da Ramón Santana secondo la successiva localizzazione del Centro Nacional de Sismología. La scossa è stata avvertita in numerose province e ha provocato evacuazioni preventive in alcuni edifici e alla Feria Internacional del Libro di Santo Domingo.
Non sono stati segnalati, secondo il COE, danni strutturali significativi né persone ferite.
Nella stessa giornata era stata registrata anche una scossa di magnitudo superiore a 4. La vicinanza temporale dei due eventi ha contribuito ad aumentare la sensazione di insicurezza nella popolazione.
Perché stanno tremando così spesso?
La Repubblica Dominicana si trova in una zona sismicamente attiva, legata alla complessa interazione tra la placca caraibica e quella nordamericana.
Il direttore del Centro Nacional de Sismología della UASD, Ramón Delanoy, ha spiegato che i recenti movimenti sono collegati a processi tettonici e alla subduzione della placca caraibica nell’area della Cordillera Central.
Questo significa che il terremoto di domenica non deve essere interpretato come un fenomeno improvviso comparso dal nulla. La regione è sottoposta da sempre a tensioni geologiche e registra quotidianamente movimenti sismici, molti dei quali così piccoli da non essere percepiti dalla popolazione.
Secondo il direttore del Centro Nacional de Sismología, in Repubblica Dominicana si registrano mediamente circa 15 eventi sismici al giorno.
Il caldo non provoca i terremoti
È una delle domande che in questi giorni circolano maggiormente: il caldo eccezionale può far tremare la terra? No.
La temperatura dell’aria, anche quando raggiunge livelli molto elevati, non è una causa dei terremoti. I movimenti sismici sono prodotti principalmente dall’accumulo e dalla liberazione di energia nelle strutture geologiche della Terra, in particolare lungo le faglie e nelle zone di interazione tra le placche.
Il calore interno della Terra ha naturalmente un ruolo nei processi geologici che interessano il pianeta, ma è completamente diverso dal caldo atmosferico che avvertiamo durante una giornata particolarmente torrida.
Non esiste quindi una relazione del tipo: più fa caldo, più terremoti si verificano.
E allora perché sembra che le scosse si susseguano?
La sensazione della popolazione è comprensibile.
Quando una scossa relativamente forte viene seguita o preceduta da altri movimenti, l’attenzione verso ogni nuovo tremore aumenta. Inoltre oggi le applicazioni e le reti di monitoraggio permettono di conoscere anche terremoti che in passato sarebbero probabilmente passati inosservati.
Questo può dare l’impressione che ci sia una sequenza eccezionale, quando in realtà una parte dei movimenti appartiene alla normale attività sismica della regione.
Il Centro Nacional de Sismología ha infatti invitato la popolazione a mantenere la calma, sottolineando che l’attività sismica registrata non risulta attualmente fuori dall’ordinario.
Questo significa che non c’è nulla da temere?
Non esattamente.
Dire che l’attività attuale rientra nella normale sismicità della Repubblica Dominicana non significa che il rischio sismico non esista.
La storia del Paese dimostra che terremoti molto più forti sono possibili. Per questo gli esperti insistono soprattutto sulla preparazione: sapere come comportarsi durante una scossa, conoscere i punti sicuri della propria abitazione o del luogo di lavoro e verificare le condizioni degli edifici sono misure molto più utili che cercare di prevedere quando arriverà il prossimo terremoto.
Il Centro Nacional de Sismología ha ricordato inoltre un punto fondamentale: i terremoti non possono essere previsti. Si può monitorare l’attività sismica e studiare le zone a maggiore rischio, ma non stabilire in anticipo il giorno e l’ora di una futura scossa.
Anche il sistema di allerta è ancora incompleto
Gli ultimi terremoti hanno inoltre fatto emergere un’altra questione concreta.
Molti cittadini hanno osservato che durante le scosse di domenica i loro telefoni non hanno ricevuto alcun avviso.
Il COE ha spiegato che il sistema nazionale di allerta sismica attraverso i telefoni cellulari è ancora in fase di implementazione e validazione tecnica e non è quindi attualmente operativo con copertura completa.
È un aspetto importante perché un sistema di questo tipo non può prevedere un terremoto. Può però, quando pienamente operativo, rilevare una scossa appena iniziata e fornire alcuni secondi di preavviso prima che le onde più forti raggiungano determinate zone.
La preoccupazione è comprensibile, ma servono informazioni corrette
Le scosse degli ultimi giorni hanno inevitabilmente riportato il terremoto al centro delle conversazioni nella Repubblica Dominicana.
La cosa più importante, però, è non confondere una maggiore attenzione con una prova di un’attività sismica eccezionale.
Il 5,6 di domenica è stato abbastanza forte da essere sentito in gran parte del Paese e da provocare paura. Ma gli esperti della UASD non considerano, al momento, la sismicità registrata anomala.
E soprattutto, non è il caldo a far tremare la terra.
La vera risposta alla paura non è cercare spiegazioni sui social network, ma conoscere il rischio, seguire le informazioni del Centro Nacional de Sismología e del COE e prepararsi a comportarsi correttamente quando una scossa arriva.
Perché un terremoto non si può prevedere. Ma essere preparati si può.
