Una legge contro l’altra Italia
Esiste un’altra Italia, viva, presente, partecipe. È l’Italia fuori dall’Italia, quella fatta da milioni di connazionali che vivono all’estero ma che non hanno mai smesso di sentirsi italiani.
Ed è proprio a loro che il recente decreto sulla cittadinanza volta le spalle, con un atto che sa di esclusione, di distacco, di discriminazione.
Il nostro giornale, ascoltando le voci degli italiani nel mondo, ha raccolto un giudizio unanime: rigetto, indignazione, dolore. Eppure, di fronte a questo “grido di dolore”, il Parlamento è rimasto sordo. Muto. Cieco. I rappresentanti eletti all’estero, con poche eccezioni, non hanno alzato la voce. Non hanno difeso chi li ha votati.
Solo il MAIE ha avuto il coraggio e la coerenza di opporsi, fin dalla prima bozza, a un provvedimento che taglia fuori un’intera parte del popolo italiano.
Oggi più che mai sentiamo la necessità di tornare a combattere per ciò che ci è stato tolto: il Ministero per gli Italiani nel Mondo, voluto da Mirko Tremaglia, soppresso con leggerezza e sostituito da un sottosegretariato che sa tanto di contentino, se non di punizione.
Forse perché gli italiani all’estero fanno paura? Forse perché dimostrano ogni giorno di amare la loro Patria e le loro radici più di molti che vivono nel Belpaese?
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
