Una nuova Francofonia nasce da Kinshasa: e l’Italia può (e deve) esserci
La proposta «Neuf projets neufs pour une Francophonie neuve», presentata da Juliana Amato Lumumba, segna un cambio di paradigma nel modo di concepire la Organisation internationale de la Francophonie. Non più soltanto uno spazio linguistico e culturale, ma una vera piattaforma politica e strategica capace di incidere negli equilibri globali.
Al centro della visione della candidata della Repubblica Democratica del Congo emerge l’ambizione di costruire una Francofonia più coesa, solidale e soprattutto influente. Difesa della sovranità degli Stati, promozione della pace e rafforzamento della cooperazione economica diventano pilastri di un progetto che guarda ben oltre la tradizione. È una Francofonia che vuole contare, non solo esistere.
Particolarmente significativa è l’attenzione riservata ai giovani, all’educazione e all’innovazione. In un mondo dominato dalla competizione tecnologica, il futuro dello spazio francofono dipenderà dalla sua capacità di investire nelle nuove generazioni, creare reti accademiche e favorire ecosistemi digitali competitivi. In questo senso, la proposta di Lumumba intercetta una delle sfide più urgenti del nostro tempo: evitare che intere aree del mondo restino ai margini della trasformazione globale.
Il sostegno politico interno alla candidatura rafforza ulteriormente questa visione. Non si tratta di un’iniziativa isolata, ma di una strategia strutturata che punta a ridefinire il ruolo della Francofonia nel mondo, dando maggiore centralità all’Africa e al Sud globale.
In questo scenario, l’Italia non può permettersi di restare spettatrice. Pur non essendo un paese francofono, Roma ha interessi strategici sempre più evidenti nello spazio africano e mediterraneo, dove la Francofonia rappresenta una rete politica, culturale ed economica già consolidata. Avvicinarsi a questo universo significherebbe per l’Italia ampliare il proprio raggio d’azione, rafforzare il soft power e aprire nuove opportunità per imprese e istituzioni.
Inoltre, un maggiore coinvolgimento italiano potrebbe contribuire a costruire un ponte tra Europa e mondo francofono, valorizzando una complementarità naturale tra culture latine e rafforzando il ruolo dell’Italia anche all’interno degli equilibri europei.
La “nuova Francofonia” immaginata da Juliana Lumumba non è chiusa, ma potenzialmente inclusiva e aperta a nuove sinergie. È proprio in questa apertura che si inserisce l’opportunità italiana: partecipare, dialogare e contribuire a un progetto che potrebbe ridefinire le dinamiche geopolitiche dei prossimi anni. Ignorarlo sarebbe un errore strategico.
