Una specialità unica, il Panuozzo di Gragnano
Il Panuozzo di Gragnano è, in pratica, una pizza al forno imbottita e consumata calda, ha la forma di un grosso panino e può essere lungo fino a 30 cm. Ci sono delle cose che dopo averle assaggiate entrano di diritto nell’elenco degli indimenticabili e, senza dubbio, il panuozzo si colloca ai primi posti della classifica.
È una specialità recentissima, anche se ormai è considerata una preparazione classica. Fu nel 1983 che Giuseppe Mascolo diede vita a questa, si può dire, alternativa alla pizza tradizionale. Oggi è una specialità di tutte le pizzerie di Gragnano e della zona dei monti Lattari, in provincia di Napoli; nato come cibo semplice, oggi è considerato una prelibatezza e per gustarla si possono percorrere chilometri fino ai ristoranti e le pizzerie di Gragnano, Pimonte, Agerola, Santa Maria la Carità.
È una sorta di grande panino, la cui pasta è costituita dallo stesso impasto di quella della pizza: farina di grano tenero, acqua, lievito di birra fresco, sale marino, lievitata due volte e cotta nel forno a legna. Il panuozzo è farcito a seconda del gusto personale, con ortaggi, salumi, latticini e formaggi.
La preparazione si conclude con una ripassata in forno a legna, che permette al ripieno di riscaldarsi e fondersi con il pane. Le varianti moderne a questo prodotto antico sono molto numerose e con una grande varietà di ripieni e condimenti che con il tempo si è ampliata e variegata.
La versione originaria del panuozzo era farcita con pancetta e mozzarella, farcitura che ancora oggi riempie il classico panuozzo di Gragnano, città celebre anche per il vino e l’altissima qualità della sua pasta artigianale.
Il mio panuozzo preferito è, invece, quello con salsicce e friarielli, seguito da quello con melanzane alla parmigiana e quello con polpette e ragù.
Chi ancora non l’avesse assaggiato e si trovi non distante, si ricordi del panuozzo di Gragnano, tutto sommato non distante che una trentina di chilometri da Napoli e a pochi passi dalla Costiera Amalfitana.
E per chiudere vorrei menzionare alcuni amici napoletani che, da tanti anni, hanno contribuito a far nascere e sviluppare in me l’amore per Napoli e dintorni, della sua cucina, cultura e tradizione: il Prof. Renato Bedini, grande conoscitore di tutti gli usi e costumi napoletani e grande playboy partenopeo e poi i fratelli Carmine e Marcello D’Alonzo, napoletani Doc trapiantati da anni per lavoro a Toronto.
