Vancouver: la Mostra d’Arte al Centro, fra tradizione e modernità
Pathways to Modernity: Sculpture from Emily Carr University of Art and Design Alumnae, l’ultima mostra d’arte curata da Angela Clarke, direttrice del Museo del Italiano di Vancouver insieme a Ruth Beer, Department of Sculpture, Emily Carr University of Art and Design, segna l’inizio di una serie, prevista per la durata di un anno, che viene dedicata al lavoro e all’eredità artistica dell’influente scultore italo-canadese Charles Marega (1871-1939). La galleria del Museo espone cinque piccole maquette opera di Marega, tra cui “Cristo con spine”, “Un cavallo” e due maquette in gesso di maggiori dimensioni raffiguranti monaci Benedettini, in contrapposizione con le opere contemporanee di Connie Sabo, Sydney Pickering, Lyndsay McKay e Debbie Tuepah, quattro giovani artiste formatesi alla Emily Carr University.
Charles Marega era nato a Lucinico vicino a Gorizia e aveva compiuto gli studi artistici in Italia e a Vienna prima di costruirsi una carriera di grande successo a Vancouver, dove si era stabilito nel 1909. Ha eseguito monumenti pubblici e sculture architettoniche per edifici e ponti che sono riconosciuti come punti di riferimento in arte e storia canadese. I due iconici leoni all’ingresso del Lions Gate Bridge rimangono la sua scultura più famosa. Attivo promotore dell’educazione artistica, Marega è stato il primo istruttore di scultura al Vancouver College of Art (ora “Emily Carr”) dal 1925 al 1939. Ha portato la formazione e la sensibilità europee alla scena artistica ancora grezza di Vancouver e ha introdotto l’uso di stucco e marmo. L’esauriente video che completa la mostra la rilevanza e l’impatto duraturo della presenza di questo artista a Vancouver e il suo contributo all’arte canadese.
Le opere di Marega incarnavano lo spirito e le attitudini culturali del suo tempo, celebrano personaggi influenti e importanti eventi storici. Temi contemporanei, tra cui giustizia sociale, femminismo ed ecologia, emergono invece dalle sculture delle allieve di Emily Carr. L’uso di media non tradizionali rappresenta un cambiamento sorprendente, particolarmente evidente in “Sterile Field of Fungal Cultures” di Lindsay McKay, realizzata con colonie fungine raccolte localmente, e nella grande composizione di Connie Sabo “Information and Impression” composta con materiali misti, che comprendono carta da giornale e cartapesta. Due opere di Debbie Tuepah: “Bangladesh Factory Collapse” e “Why Couldn’t You Just Keep Your Legs Together” riflettono dilemmi sociali. La prima scultura mostra un nodo attorcigliato e deformato composto da intrecci di fili appeso su un lucido appendiabiti cromato, un richiamo accusatorio al consumismo indifferente che sfrutta il lavoro sottopagato e non protetto. L’altra pittura in lattice e acrilico di Tuepah raffigura un cumulo accartocciato, angoscioso, in vivido rosso, viola e nero che richiama il dolore causato dalla violenza contro le donne. Sydney Pickering usa una pelle di cervo e un’installazione video per narrare aspetti della terra e della natura. Altri media presenti nella mostra includono filo metallico, bronzo, legno di recupero e cera d’api. La mostra è aperta fino al 10 settembre 2021.
