Venezuela. Da due mesi senza notizie di Alberto Trentini in mano del regime
La famiglia dell’operatore umanitario Alberto Trentini denuncia la detenzione e la scomparsa del congiunto dopo aver appreso che era stato arrestato mentre era in viaggio da Caracas allo stato di Apure.
«Dal suo arresto, avvenuto il 15 novembre, fino ad oggi, per quanto ne sappiamo, nessuno ha potuto vederlo né parlargli. Nemmeno il nostro ambasciatore Giovanni Umberto De Vito è riuscito a contattarlo o ad avere sue notizie nonostante i suoi tentativi”, ha scritto la famiglia in un comunicato diffuso da diversi media.
Alberto Trentini lavora per la ONG Humanity & Inclusion e la sua famiglia ha appreso che è stato arrestato il 15 novembre a un posto di blocco mentre stava viaggiando da Caracas a Guasdualito, nello stato di Apure.
Era arrivato in Venezuela nell’ottobre scorso ed è stato arrestato da funzionari del Servizio amministrativo per l’identificazione, la migrazione e l’immigrazione (Saime) e trasferito in un quartier generale della Direzione generale del controspionaggio militare (Dgcim) a Caracas. Non si sa di cosa sia accusato.
L’organizzazione per cui lavora ha tentato di depositare un atto di Habeas Corpus, ma ha riferito che le autorità si sono rifiutate di riceverlo e di riferire su dove si trovasse.
Il lavoro di Trentini si concentra sui bambini, adolescenti e donne con disabilità.
“Non abbiamo avuto alcuna informazione ufficiale dalle autorità venezuelane o italiane e, infatti, da quasi due mesi non sappiamo nulla di lui, anche se soffre di problemi di salute e non ha le sue medicine”, avvertono i parenti che hanno esortato il primo ministro italiano, Giorgia Meloni, a “compiere tutti gli sforzi diplomatici possibili e necessari” per dialogare con le autorità venezuelane e consentire la sua liberazione e il ritorno in Italia.
Anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani è stato invitato ad attivarsi per ottenere informazioni.
