Addio a Evaristo Beccalossi, il genio malinconico del calcio italiano
Il calcio italiano perde uno dei suoi artisti più autentici. È morto oggi a Brescia Evaristo Beccalossi, storica bandiera dell’Inter e simbolo di un calcio romantico, fatto di fantasia, dribbling e colpi impossibili. Avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio.
Da oltre un anno le sue condizioni di salute erano gravissime dopo un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito nel gennaio 2025. Ricoverato alla Poliambulanza di Brescia, aveva lottato a lungo tra speranze e ricadute, fino alla morte avvenuta nella notte.
Per i tifosi nerazzurri #Beccalossi non era soltanto un calciatore. Era il numero 10 per eccellenza, il fantasista mancino capace di accendere San Siro con una giocata imprevedibile. Tecnica raffinata, carattere libero, genio e discontinuità: qualità che lo resero amatissimo dal pubblico e spesso difficile da inquadrare per allenatori e schemi tattici.
Con la maglia dell’#Inter visse gli anni più belli della carriera, vincendo lo scudetto del 1979-80 e due Coppe Italia. Memorabile la doppietta nel derby contro il Milan del 1979, partita che contribuì a trasformarlo in un’icona del calcio italiano.
Il giornalista Gianni Brera gli regalò il soprannome “Dribblossi”, perfetto per descrivere quel suo modo elegante e ribelle di stare in campo. “Ho sempre giocato per divertirmi, non per faticare”, raccontava spesso con la sua ironia malinconica.
Beccalossi rappresentò un calcio che oggi sembra quasi scomparso: quello dei fantasisti puri, dei giocatori capaci di cambiare una partita con un’intuizione, senza preoccuparsi troppo della tattica o delle statistiche. Un calcio umano, imperfetto, ma capace di emozionare.
Negli ultimi anni era rimasto vicino al mondo dello sport come opinionista televisivo e dirigente, continuando a ricevere l’affetto di intere generazioni di tifosi.
Con lui se ne va non solo un grande calciatore, ma anche un pezzo di quell’Italia degli anni Ottanta fatta di stadi pieni, numeri 10 fantasiosi e domeniche vissute davanti alla radio o alla televisione. Un calcio che forse non tornerà più.
