“Apagones” in aumento nella Repubblica Dominicana: la gente protesta, il governo promette
Da alcune settimane la Repubblica Dominicana è di nuovo alle prese con un vecchio fantasma: gli apagones. Interruzioni di corrente lunghe e ripetute, che in molti quartieri arrivano a durare anche dieci o dodici ore, stanno esasperando la popolazione. Nonostante le autorità assicurino che si sta facendo di tutto per garantire un servizio continuo, la realtà è che la luce va e viene. E insieme all’energia cresce la rabbia della gente, che ha iniziato a scendere in strada e a protestare davanti alle sedi delle tre grandi distributrici nazionali, le EDE.
Le cause non si possono ridurre a un solo fattore. Una delle principali centrali termoelettriche del paese, Punta Catalina, ha avuto nelle ultime settimane problemi seri: l’unità II è stata fermata per guasti alla caldaia, mentre l’unità I ha dovuto arrestarsi a causa dell’accumulo di sargassi che ha bloccato il sistema di raffreddamento. Questo doppio incidente ha tolto dalla rete oltre 700 megawatt, lasciando il sistema elettrico senza uno dei suoi pilastri. A complicare tutto, c’è un aumento costante della domanda: dal 2022 ad oggi il consumo nazionale è cresciuto di quasi il 40%, un salto che ha messo sotto pressione un’infrastruttura già fragile.
Il risultato è un effetto domino: le distribuidrici – Edeeste, Edesur ed Edenorte – non riescono a coprire la domanda e vengono accusate di non acquistare abbastanza energia disponibile sul mercato. Una situazione aggravata da problemi cronici, come le reti obsolete, le altissime perdite tecniche e le connessioni illegali. Mentre il governo chiede pazienza, migliaia di cittadini esasperati bloccano strade, bruciano pneumatici e denunciano i danni subiti. Le associazioni di commercianti parlano di perdite milionarie: frigoriferi spenti, merci deperite, piccole attività sull’orlo del fallimento.
Il presidente Luis Abinader ha ammesso la gravità della situazione e promesso interventi: l’obiettivo è ripristinare al più presto le due unità di Punta Catalina e, nel frattempo, incorporare altri 600 megawatt attraverso nuovi contratti di generazione. Ma la sensazione diffusa è che si stia solo tamponando l’emergenza, senza affrontare le radici del problema.
Perché la verità è che il settore elettrico dominicano porta con sé da decenni un peso difficile da scrollarsi: perdite altissime, debiti accumulati, inefficienza delle aziende di distribuzione. Ogni governo promette riforme, ma il sistema resta fragile e vulnerabile. E ogni volta che il paese piomba nell’oscurità, i cittadini si chiedono quanto tempo ancora dovranno aspettare prima che la luce resti davvero accesa.
