APICE: No alla patrimoniale per i pensionati all’estero
Nessuna patrimoniale per i pensionati che vivono all’estero. É quanto dichiara risolutamente Giuseppe Bucceri, presidente dell’APICE, l’Associazione dei Pensionati Italiani e Connazionali all’Estero, respingendo categoricamente le voci in questo senso.
“Abbiamo preso certamente coscienza in questi mesi della nostra fragilità e della necessità che abbiamo l’uno degli altri”, si legge in una nota dell’Apice. “Il nostro Governo, indipendentemente dalle nostre fedi politiche, ha fatto quello che ha ritenuto utile; probabilmente un altro governo avrebbe agito in modo diverso o simile, non lo sappiamo, tuttavia in questo particolare momento in cui stiamo vedendo che la lotta contro il Coronavirus sta volgendo, lentamente, a nostro favore, sentiamo, forte, la necessità di risollevarci; un po’ come il dopoguerra quando gli italiani si sono rimboccati le maniche per tirare in alto le sorti di un Paese ormai sfinito”. Come allora, prosegue l’Apice, “sentiamo il dovere di fare qualcosa per poter rialzare la testa e riprenderci quel posto nel mondo che i nostri genitori e nonni hanno saputo conquistare”.
“Giriamo il nostro sguardo verso chi ci governa: dovrebbe essere gente migliore di noi, che ha a cuore il bene degli italiani, che dovrebbero avere come priorità la difesa del lavoro italiano e la riconoscenza per chi, in precedenza, ha fondato le basi del nostro Paese. Allora, ricominciamo a lavorare, sfruttiamo le possibilità europee che ci vengono offerte, dimostriamo la nostra forza ed il rispetto che i giovani e i meno giovani dovrebbero nutrire verso gli anziani”.
“In questo periodo drammatico”, scrive l’Apice, “dove si è visto l’eroismo di alcune persone che hanno addirittura sacrificato la propria per il bene altrui e a cui tutti noi dovremmo essere grati, ci si aspetta un governo che agisca in modo analogo. La delusione, invece, è arrivata”. L’Apice comprende “che bisognerà trovare i denari per ripartire”, ma sostiene che “andare a spremere quei pochi euro dalle tasche dei pensionati, seppure con percentuali sostenibili”, sarebbe “vergognoso”. Piuttosto, è l’invito dell’Apice, “combattiamo il lavoro nero e non ci si dica che è diffcile individuarlo, soprattutto nelle città più piccole. Già da lì molti soldi potrebbero essere reperiti”.
“È semplice dire: tocchiamo le pensioni. I pensionati che hanno lasciato il loro Paese lo hanno deciso per avere una vita – quello che ne rimane – decorosa, che la nostra bella Italia non ha saputo assicurar loro. Chi sarebbe andato via se le aliquote fossero state equilibrate?! Chi si trasferisce negli Stati come il Portogallo, Tunisia, Cile ect ect, ci va perchè le tasse da pagare sono molto più basse. Quanti soldi avrebbe incassato il nostro governo dando la possibilità di applicare meno tasse ai nostri pensionati? Lasciamo un Paese “Italia” che non ha da invidiare a nessuno per paesaggi, mare, cibo, moda”.
L’Apice si dice disposta a “fare una grande battaglia (pacifica) se questo dovesse avvenire. Non attacchiamo sempre il più debole, ma cerchiamo di aiutarlo e magari dandogli la possibilità di rientrare nel proprio Stato, aiutando l’economia”.
“Per ultimo, non dimentichiamoci la forza economica che i pensionati rappresentano verso i figli che purtroppo non riescono a trovare lavoro o hanno un lavoro precario”.
