Augusto Ruschi, lo scienziato ambientalista dell’Amazzonia
Combatté la prima grande battaglia ecologica di questo secolo e divenne il primo difensore dell’Amazzonia, terra nella quel per tutta la vita ebbe modo di vivere la sua solitaria passione per la natura. Il mondo bombardato da continui messaggi e spettacolari servizi, ha oggi dimenticato la storia semplice eppure grandiosa di uno tra i tanti italiani che scelse le montagne della Mata Atlantica per vivere a contatto con I’ecosistema rigoglioso delle foreste pluviali. Eppure, Augusto Ruschi, può essere considerato il primo grande militante ecologico in Brasile, battagliero uomo solitario votato all’assoluto rispetto della Natura.
Augusto Ruschi era nato nel 1916, figlio di emigranti veneti giunti con immensa fatica nella foresta dell’Espirito Santo, nella parte: settentrionale del Brasile. Augusto passò l’infanzia a stretto contatto con la foresta e imparò ad amarne tutte le pieghe e gli angoli infidi, una passione assoluta che continuò da grande e fino alla morte, avvenuta nel 1986. Frequentate in modo avventuroso le scuole, Ruschi continuo nel suo cammino scientifico come autodidatta, applicando i principi appresi a scuola alle sue nozioni acquisite sul terreno.
L’italiano iniziò a studiare in particolar modo i colibrì, piccoli uccelli della fauna locale, nonché le rane, le bromelie e le orchidee: animali e piante tipiche della Mata Atlantica. Divenne con il tempo il più grande specialista mondiale di colibrì e venne riconosciuto internazionalmente un grande esperto dell’Amazzonia: Augusto Ruschi si fece conoscere anche al grande pubblico, attraverso le pubblicazioni di diversi libri, illustrati di pugno proprio (il lavoro sulle orchidee brasiliane, con riproduzioni in acquarello, è una vera e propria opera d’arte), e i suoi lavori scientifici gli valsero molteplici lauree di università rinomate di tutto il mondo.
La fama internazionale non cambiò però la sua vita. Rusch i costrui da solo una casa nella foresta passandovi tutta la vita a raccogliere dati e a illustrare la fauna e la flora di cui era circondato. In quella casa nella radura amazzonica c’era peraltro di tutta un’atmosfera particolare: lo studioso vi viveva con la compagnia di pappagalli e scimmiette raccogliendo il materiale in cataloghi schedati con schizzi.
Lui non amava molto il genere umano e lo lasciava intendere; non esitando a difendere i primi dai secondi. Ma tutti i meriti acquisiti in tanti anni di studio e di ricerche non riuscirono a regalargli quella fama che invece arrivò in seguito ad un singolo episodio. Ruschi sali agli onori della cronaca nel 1971, quando il regime militare brasiliano decise di aprire le strade in tutte le regioni remote del Brasile, a cominciare dalla Transamazzonica.
Quando le ruspe arrivarono nella foresta dell’Espirito Santo, minacciando l’ambiente in cui viveva I’italiano e i suoi animali, lo studioso decise di intervenire senza indugio. Ruschi imbracciò una vecchia doppietta e si piazzò davanti ai bulldozer, con il dito sul grilletto regalando agli operatori un’immagine antesignana delle proteste ambientaliste di Greenpeace.
Non ci fu verso di fargli cambiare idee; a nulla valsero le lusinghe e le minacce, e la strada, infine, dovette cambiare percorso. Ruschi diventò il simbolo inconsapevole della rivolta ecologica contro il disboscamento dell’Amazzonia e delle foreste tropicali del Brasile, in un’epoca in cui Greenpeace rappresentava ancora soltanto un’idea. Considerato personaggio scomodo dalla dittatura militare I’italo-brasiliano non divenne però oggetto di ritorsione.
Lontano dalle aree politicizzate e nome noto a livello internazionale Ruschi salvò la vita preferendo il potere lasciarlo nell’isolamento selvatico piuttosto che perseguitarlo e farne un martire della causa ambientale. Rientrato nella sua tranquilla vita di ricercatore, l’italiano continuò i suoi studi, allontanandosi anche dall’Espiritu Santo:per trovare e classificare nuove specie di colibrì e di rane.
Nella sua vita di scienziato annunciò sedici nuove specie sconosciute di colibrì, delle quali due portano il suo nome. Entro in contatto con la gente della foresta, quegli indios con i quali si sentiva in perfetta sintonia e passò a sostenere anche la loro causa, che non vedeva distinta da quella della foresta.
Con il popolo della foresta scambiò conoscenze empiriche su animali e piante, e grazie a loro giunse a nuove scoperte, che ne aumentarono la fama come scienziato e che ne fecero il precursore della biodiversità. Fu però proprio uno dei suoi: amati animali a portarlo sull’orlo della morte, nel 1985. Di ritorno da una spedizione nella foresta pluviale, Ruschi accusò un malore e ai medici ebbe modo di dare solo poche informazioni su una ranetta velenosa sfiorata accidentalmente (alcune specie possono essere mortali per l’uomo più che il morso dei serpenti). Nonostante i tentativi dei medici dopo pochi giorni l’italiano entrò in coma. Venne salvato dalla sua fama e dalla radio. Il presidente brasiliano José Sarney intuì infatti che l’unica via per una eventuale guarigione sarebbe potuta passare soltanto attraverso gli stregoni dell’Amazzonia. Egli lanciò cosi un appello via radio agli sciamani indios perché accorressero al capezzale di Ruschi e l’appello venne raccolto da tre dei più potenti sciamani della regione dello Xingú.
Ruschi venne portato in una capanna nella foresta della Tijuca, a Rio de Janeiro, accompagnato da un solo fotografo, incaricato di illustrare tutta la cerimonia di cura. Dopo tre giorni di bagni rituali con radici e fumigazioni, il paziente usci ristabilito camminando con le proprie gambe. L’episodio servi da severo monito alla sciénza ufficiale brasiliana e ricordò al mondo la lunga battaglia sostenuta dagli indios in difesa delle loro foreste e della loro cultura.
Ruschi visse ancora un anno. Mori infatti nel 1986 e lasciò al mondo accademico un vasto patrimonio di osservazioni botaniche, zoologiche e fitogeografiche. 1500 ettari della tenuta di Augusto Ruschi (compresa la sua casa delle favole) sono stati trasformati in un museo ambientale nella quale opera una fondazione di ricerca, che ha già ottenuto importanti riconoscimenti a Iivello mondiale.
