Cortina, il caro affitti sfratta anche i profughi ucraini: gli alloggi servono ai dipendenti pubblici
Il caro affitti sta producendo effetti inattesi anche a Cortina d’Ampezzo. Il Comune ha emesso un’ordinanza di sgombero nei confronti di una famiglia ucraina che da tre anni vive in un alloggio comunale, inizialmente assegnato per l’accoglienza temporanea dei profughi di guerra. Al loro posto saranno ospitati alcuni dipendenti pubblici del Comune, che non riescono più a trovare una casa a prezzi accessibili.

La famiglia, composta da due genitori e due figli, nel frattempo ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, uscendo quindi dal sistema della protezione temporanea. Secondo il Comune, la permanenza nell’alloggio non ha più un titolo giuridico e gli spazi sono ora necessari per garantire un’abitazione agli operatori sociosanitari e ad altri dipendenti comunali.
Il caso mette in luce il grave problema abitativo di Cortina, aggravato dall’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali. I canoni di locazione hanno raggiunto livelli molto elevati e molti proprietari preferiscono affittare gli immobili per brevi periodi o durante la stagione turistica, rendendo difficile trovare una casa anche a chi lavora stabilmente in città.
L’amministrazione comunale sottolinea di aver cercato una soluzione alternativa per la famiglia ucraina, coinvolgendo anche il datore di lavoro nella ricerca di un’abitazione. Tuttavia, dopo aver atteso la conclusione di due anni scolastici per non penalizzare i figli, ha deciso di procedere con lo sgombero.
La vicenda riapre il dibattito su un problema che riguarda molte località turistiche italiane: quando il costo delle abitazioni cresce oltre misura, trovare una casa diventa difficile non solo per chi arriva da fuori, ma anche per lavoratori essenziali come infermieri, operatori sociosanitari e dipendenti pubblici.
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