DA SANT’ELENA A CUBA: La vita avventurosa del medico Francesco Antonmarchi
Era durato settanta giorni il viaggio di avvicinamento all’isola di Sant’Elena. Quando vi arrivò, il 18 ottobre del 1815, Napoleone Bonaparte capì di essere giunto al capolinea della sua straordinaria epopea umana e politica. L’Inghilterra lo avveva illuso, promettendogli un trattamento da ospite del governo britannico, ma la visione di quell’isola, sperduta nell’Oceano Atlantico e in gran parte desolata, tolse ogni residuo dubbio al più grande generale dell’Ottocento, l’ex imperatore dei francesi. E del resto, dopo la fuga dall’Elba e il seguente risveglio rivoluzionario dei suoi soldati, tutti temevano un altro colpo di mano dell’ormai vinto generale e tutti gli alleati antifrancesi si dimostrarono concordi nel concedere al loro nemico un esilio definitivo.
La vita di Napoleone, in quell’isola vulcanica scoperta nel 1502 dal portoghese Nova Costella, non fu ripagata neanche con il rispetto dovuto a un grande nemico. Controllato strettamente dalla guarnigione inglese di stanza nell’isola, Napoleone dovette ingoiare anche il boccone amaro di un alloggio posto nella parte più desolata dell’isola (a Longwood) e di poter accedere soltanto a certi svaghi, usufruendo praticamente di una pena vicinissima agli arresti domiciliari.
In questo luogo sperduto pochissimi amici lo seguirono: i generali Bertrand, de Montholon, con le rispettive famiglie, e il conte de Las Cases, nobile dell’Ancien Regime con la passione della storia che si legò all’ex imperatore dopo la sconfitta di Waterloo (molti sostengono che si legò a Napoleone solo per poterne scrivere la biografia – Memoriale di Sant’Elena -, un bestseller dell’Ottocento). A questo sparuto gruppo si aggiunse, qualche anno dopo Francesco Antonmarchi, un medico anatomista nato a Marsiglia nel 1780 da genitori italiani residenti in Corsica.
La sua vita, fino all’incontro con Napoleone, è rimasta avvolta in gran parte nel mistero. Notizie frammentarie e lacunese punteggiano la parabola di quest’uomo che verso la fine degli anni venti dell’Ottocento chiese il permesso alla famiglia Bonaparte di prestare le necessarie cure mediche a Napoleone, ormai in condizioni di salute molto precarie.
Superate le numerose difficoltà oppostegli dalle autorità inglesi, Antonmarchi raggiunse l’ex generale nella desolata isola atlantica per trovarvi un uomo molto diffidente. Nonostante la precaria salute, era sempre probabile un tentativo di accelerare l’eliminazione da parte dei nemici; questo era almeno il pensiero di Bonaparte. Francesco Antonmarchi seppe però vincere le sue diffidenze e diventare amico di quello straordinario personaggio.
Grande appassionato della medicina omeopatica, l’italiano riuscì a lenire i suoi ultimi tormentati mesi, migliorando leggermente il suo stato, ma nonostante il suo prodigarsi, Napoleone morì nel 1821. A lui il grande imperatore lasciò l’onere di effettuare l’autopsia e l’onore di realizzare un calco mortuario del suo viso.
Terminato il periodo di volontario esilio, il medico si trasferì presso la corte dell’arciduchessa Maria Luisa d’Austria e poi, per alcuni anni, in Francia. La vita di questo scienziato, negli anni francesi, ripiombò nell’oscurità, grazie a un anonimato seguito al periodo di assistenza prestato a Napoleone. Il popolo aveva già dimenticato il periodo d’oro regalatogli dal generale corso e seppellito quell’epoca, con tutti i suoi protagonisti – anche subalterni – nella terra dei ricordi fastidiosi.
Il nome di Antonmarchi riapparì dalle nebbie nel momento in cui egli approfittò dell’amicizia coltivata a Sant’Elena per dare alle stampe il libro “Les derniers moments de Napoleon”. Il libro, uscito nel 1823, ebbe notevole successo e assicurò allo scienziato un breve momento di gloria letteraria.
Ma nella vita di Francesco Antonmarchi non c’era il sacro fuoco della letteratura. Per lui la scienza veniva sempre al primo posto e con questo ideale l’italiano si dedicò alla stesura di altri due volumi, questa volta di matrice scientifica.
Nel 1826 egli pubblicò “Planches anatomiques du corps humain”,il seguito di un celebre lavoro di P. Mascagni; nel 1829 diede alle stampe “ Memoirs sur la non-existence de communication del Vaisseaux lymphatiques et des veines”, altra importante opera di carattere anatomico. Gli ultimi due libri rinforzarono ancora di più il suo nome ma Francesco Antonmarchi si giocò subitaneamente la fama appena conquistata entrando in una vivace polemica con alcuni anatomisti famosi dell’epoca. F.J.Gall e J.C. Spurzheim, negli anni Venti dell’Ottocento avevano lanciato la loro teoria antifrenologica, un’ipotesi che voleva vedere nelle formazioni ossee del cranio la spiegazione di molti atteggiamenti aggressivi.
Per confutare questa tesi, Antonmarchi ammise per la prima volta in pubblico di avere il calco del cranio di Napoleone e lo mise a disposizione della scienza per chiarire le ipotesi di Gall e Spurzheim. La sua provocazione andò a segno. Esaminato il cranio, non si trovarono le tracce che, secondo l’ipotesi scientifica, dovevano dimostrare le doti di genialità e di spirito guerriero di Napoleone. I due estensori della teoria antifrenologica vennero sconfessati apertamente ma il successo scientifico si rivoltò contro l’italiano, facendo insorgere numerosi scienziati vicini a Gall e Spurzheim. Antonmarchi, nonostante l’esattezza delle sue confutazioni, venne così emarginato in nome della sua amicizia con Napoleone e la stessa veridicità del calco venne messa in discussioni. Non c’era più spazio in Francia per un uomo come Francesco Antonmarchi. I sentimenti antinapoleonici si abbatterono su di lui, spingendolo a imbarcarsi alla volta della Lousiana.
Nell’ex colonia francese, il medico si ambientò con relativa facilità. In una New Orleans pervasa dagli umori internazionali, egli venne in contatto con la medicina omeopatica di Hahnemann e la sua carriera scientifica prese un nuovo percorso di studi. In pochi anni di permanenza statunitense egli divenne una vera e propria autorità nel campo, riconquistandosi sul campo la credibilità professionale compromessa in Francia.
Divenuto un baluardo del protocollo medico alternativo, Francesco Antonmarchi decise ancora una volta di cambiare vita e si trasferì a Cuba. Nell’isola centroamericana, l’ex medico dell’imperatore Napoleone si pose al servizio dei più umili. Curò le persone più povere dell’isola, prestando fede in tutto e per tutto al suo giuramento di Ippocrate, e continuando la sua personale ricerca sull’omeopatia. Ma nell’Isla Grande non c’erano simposi scientifici e non c’erano dispute accademiche. Le sue teorie, i suoi successi medici e le sue conclusioni scientifiche rimasero una voce isolata, un segnale di speranza soltanto per le popolazioni caraibiche.
Francesco Antonmarchi, che di un grandissimo uomo fu l’ultimo amico, morì nel 1833, circondato dall’affetto di tanti amici, in gran parte appartenenti al ceto più povero dell’isola: a S. Antonio di Cuba, per lui soltanto una povera tomba ricorda uno dei più signficativi esponenti dell’omeopatia… medico italiano al servizio dell’imperatore e dei poveri.
