Gaetano Bedini, difensore delle comunità cattoliche in America
“QUESTA MIA MISSIONE PIENA DI ROSE E SPINE…”
Lasciò la vita terrena portandosi dietro il peso di aver fatto giustiziare il patriota Ugo Bassi e la storia lo ha voluto identificare come la mano operativa del potere pontificio. Di sicuro, Gaetano Bedini, fu un formidabile campione del papato, tenacissimo difensore del potere temporale in Italia e della religione cattolica nel Mondo, senza il quale però difficilmente le comunità professe avrebbero potuto trovare il loro spazio in terra americana. Un gigante della logorante battaglia per il credo cattolico.
Era nato a Senigallia il 15 maggio del 1806, in quelle Marche che per secoli rappresentarono il serbatoio della fedeltà pontificia. Figlio di Alessandro Pellegrini e di Marianna Spadoni (originari di Ostra) Gaetano era l’ultimo di sette figli e venne destinato alla carriera ecclesiastica. Gaetano entro giovanissimo nel seminario di Senigallia e fu ordinato presbitero il 20 dicembre 1828. Nella sua città natale trascorse i primi anni del suo sacerdozio, operando come canonico del capitolo della Cattedrale cittadina dal 1829 al 1838. In un’Italia segnata dai primi moti carbonari e dalla moltiplicazione dei patrioti del risorgimento italiano, Gaetano Bedini trovò nella politica la sua propria vocazione e grazie anche all’amicizia di Giovanni Maria Mastai Ferretti, futuro papa con il nome di Pio IX, fu destinato al ruolo di uditore presso la nunziatura apostolica di Vienna, che all’epoca era retta da Lodovico Altieri, arcivescovo di Efeso. Restò nella capitale austriaca fino all’aprile 1845, quando fu richiamato a Roma e messo a disposizione della Santa Sede come prelato domestico di Sua Santità e protonotario apostolico.

Il 28 ottobre 1845 arrivò per lui il primo incarico diplomatico. Bedini fu nominato infatti internunzio e inviato straordinario della Santa Sede in Brasile. Il sacerdote si distinse subito per le sue forti attenzioni alle sorti dei fedeli cattolici immigrati tedeschi che vivevano in condizioni molto disagiate. Altrettanto fervore mostrò nel favorire una ripresa del cattolicesimo per contrastare la diffusione del protestantesimo in atto nel continente. Bedini rientrò in Italia il 16 agosto 1847, mettendosi a disposizione della Santa Sede. Prima di partire però ebbe contatti con Giuseppe Garibaldi, in quel periodo residente a Montevideo, il quale con diverse lettere cercò di avvicinarsi a Papa Pio IX. In una famosa lettera al Cardinale, il futuro eroe dei Due Mondi scrisse:
«Offro a Pio IX la mia spada e la legione italiana per la patria e per la Chiesa, ricordando i precetti della nostra augusta religione, sempre nuovi e sempre immortali, … Pur sapendo che il trono di Pietro riposa sopra tali fondamenti che non abbisognano di aiuto, perché le forze umane non possono scuoterli.»
Gaetano Bedini decise di non dare risposte precise alle missive di Garibaldi destinate a Pio IX, trasmettendo l’offerta con il massimo riserbo direttamente al Papa che però gli fece rifiutare la proposta pur con molti ringraziamenti.
Terminata la missione in Brasile e rientrato il B. a Roma il 5 marzo 1848 il conterraneo papa Pio IX, lo nominò sostituto della Segreteria di Stato. Nell’anno della Repubblica Romana, Bedini seguì il pontefice nella fortezza di Gaeta e diede il suo primo segnale di grande autorevolezza. Convinto della necessità di ristabilire l’autorità del papa con la forza delle armi, si recò verso la fine del gennaio 1849, segretamente a Bologna per convincere le truppe svizzere a lasciare la città e a raggiungere i reparti rimasti fedeli a Pio IX. Questo disegno fallì e Bedini , nominato commissario straordinario delle quattro Legazioni, fece il suo ingresso a Bologna al seguito dell’armata austriaca.
Ristabilito il potere temporale del Papa, Bedini continuò nel suo lavoro di commissario pontificio come legato a Bologna dal 1849 al 1852. Allorché cominciò a stancarsi dell’invadenza austriaca, il prelato manifestò la sua disapprovazione per l’operato delle forze di occupazione e venne sollevato dal suo incarico all’inizio del 1852.
Dopo i fatti rivoluzionari la Santa Sede decise di stringere rapporti più stretti con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, nazioni che avevano accolto numerosi fuoriusciti nazionalisti e rivoluzionari. A Bedini fu quindi richiesto, tra le righe, di tessere un’abile ragnatela diplomatica tra Brasile, Stati Uniti e Gran Bretagna e di sondare la situazione delle missioni cattoliche americane, sempre più spesso oggetto di durissimi attacchi protestanti.
L’ostilità nei confronti del Vaticano non tardò a manifestarsi e il viaggio di Bedini assunse contorni drammatici. Il primo attacco arrivò da Alessandro Gavazzi, un patriota Italiano che accusò il prelato di essere il responsabile della fucilazione del patriota Ugo Bassi. Trasferitosi in Canada il nunzio venne accolto con ben altro entusiasmo e tutti ne apprezzarono l’operosità verso emigrati cattolici tedeschi, italiani, francesi e portoghesi.
Bedini aiutò anche la comunità irlandese, soprattutto quella presente a Bytown città destinata a diventare negli anni seguenti capitale federale con il nome di Ottawa e sede di un vasto crogiolo di religioni e comunità immigrate. L’opera del religioso andò comunque ben al di là degli interventi apostolici. Dotato di carattere fermo e risoluto, il nunzio marchigiano, nella sua permanenza nordamericana si batté contro tutti i diritti acquisiti dal clero americano inopinatamente. Risolse numerose controversie e si adoperò con tutte le energie per i suoi emigranti, cui rimase legato per tutta la sua carriera ecclesiastica.
Rientrato negli Stati Uniti nel 1853 Bedini fu oggetto a Buffalo e Philadephia di un altro violentissimo attacco da parte dei tedeschi che il lui vedevano il simbolo delle loro aspirazioni frustrate (i fedeli tedeschi volevano che le loro parrocchie e le loro scuole fossero rette soltanto da sacerdoti del loro paese), nonché da parte degli esuli politici italiani, cui era inviso in quanto rappresentante dello Stato Pontificio. Ma nonostante tutto (ebbe parole di grande riconoscenza per altri cattolici tedeschi italiani e irlandesi, che si offrirono di difenderlo armi alla mano) egli portò avanti la sua politica tesa a formare un clero autoctono per gli Stati Uniti, pronto a subentrare ai sacerdoti europei. La sua convinzione fu tale da impegnarlo per il resto dei suoi anni, una volta tornato in Europa. Costretto infatti alla fuga inseguito dagli esuli, tornò a Roma per perorare la sua idea di realizzare un Collegio per i nuovi sacerdoti nati negli Usa, scontrandosi con una curia che non vedeva certo di buon occhio il genuino entusiasmo per il Nuovo Mondo.
Ebbe però l’appoggio decisivo del papa e ottenne il segretariato di Propaganda Fide, attraverso cui realizzò il primo progetto di nunziatura permanente negli Stati Uniti (che si realizzò solo nel 1892) e l’istituzione del collegio americano di Roma. Dal suo nuovo posto dirigenziale, il prelato prosegui fino agli ultimi istanti della sua vita (si spense a Viterbo nel 1864) la strenua battaglia in favore degli emigranti. Gaetano Bedini chiese ripetutamente ai vescovi in Nordamerica e in Brasile di dare ascolto ai vari gruppi di emigrati e di favorire l’amalgama di queste nazionalità nell’alveo della loro patria di adozione. Si batté quindi, primo prelato vaticano, per l’integrazione e preparò il terreno all’azione di Giovanni Battisita Scalabrini, vera colonna portante del cattolicesimo italiano nelle Americhe.
Nel 1861 venne nominato vescovo di Viterbo e Tuscanella. Dopo pochi mesi, nel concistoro del 27 settembre 1861 il papa creò Bedini cardinale dell’ordine dei presbiteri, con il titolo di Santa Maria sopra Minerva.
Bedini morì la mattina del 6 settembre 1864 a poco più di 58 anni, probabilmente per un ictus. I suoi funerali si svolsero l’8 settembre con la cattedrale gremita di fedeli accorsi da tutta la diocesi.
