Il Michelangelo del Rio de la Plata
“El Pequeno Miguel Angel” : fu questo l’appellativo con il quale Giuseppe Brassanelli venne chiamato dai suoi confratelli del Paraguay, negli anni in cui applicò il suo talento alle opere da realizzare nelle vaste aree comprendenti le decine di reducciones gesuitiche. E il talento di questo missionario fu davvero fuori dal comune, per i canoni dell’epoca.
Nato a Milano il 6 gennaio 1658, Bressanelli trovò fin da giovanissimo la sua vocazione al sacerdozio e decise di votare la propria esistenza all’evangelizzazione. Entrò così nel collegio di Milano, quale novizio, nel 1680 e nella casa professa imparò – insieme alle Scritture Sacre – la professione di scultore, dimostrando subito un talento innato per la lavorazione della pietra. Accolto con grande entusiasmo dai confratelli più anziani, Giuseppe Bressanelli proseguì il suo percorso religioso, alternandolo a quello artistico e nel 1686 passò al collegio di Brera, per restarvi altri due anni e apprendervi altri preziosi spunti per la sua vena fantasiosa. Nel 1688 terminò la sua lunga strada di avvicinamento ai voti con il noviziato a Chieri e si preparò all’ingresso nel mondo missionario.
Erano quelli gli anni nei quali l’Oriente rappresentava la massima aspirazione per i giovani religiosi desiderosi di evangelizzazione. Padre Ricci, maestro insuperabile della Compagnia di Gesù (fu il primo religioso cattolico ad entrare nella città proibita di Pechino e ad avere udienza presso l’imperatore), aveva fatto proseliti e la sua aurea fascinosa di gesuita, scienziato e tecnico, aveva creato un grande movimento di missionari verso le terre asiatiche. La destinazione americana rappresentò quindi per il giovane gesuita milanese una vera e propria doccia fredda alla proprie ambizioni evangeliche e venne accettata a malincuore dal talentuoso scultore in toga nera. Per lui i vertici della Compagnia avevano scelto però il non meno ostico territorio del Paraguay e le missioni gesuitiche destinate a passare alla storia del mondo.
Bressanelli venne aggregato al gruppo guidato da padre Antonio Parra e con i suoi confratelli dal porto di Cadice il 17 gennaio del 1691. Approdò nella sua nuova terra dopo quasi tre mesi di burrascoso viaggio marittimo e venne subito inviato nelle reducciones in terra guaranì. Il giovane missionario ebbe subito modo di prendere confidenza con il suo nuovo universo e poté ammirare le stupende realizzazioni di legno degli indigeni, veri capolavori dell’architettura silvestre. Quelle costruzioni però si rivelarono altrettanto fragili, per il rapido deterioramento – in clima tropicale- della materia prima e furono oggetto del primo grande intervento professionale del gesuita milanese.
Bressanelli fu così chiamato quasi per caso a realizzare una nuova chiesa in pietra, onde poter sostituire il luogo di culto divenuto pericolante e piccolo per la crescente comunità di indios della missione paraguaiana. Il milanese realizzò la chiesa di Itapùa, attualmente situata in territorio paraguaiano, meritandosi subito la fama di eccezionale scultore, pittore ed architetto. La sua opera prima, composta da tre navate intersecate a croce, lunga 65 metri e larga 35, fu riconosciuta da tutti un vero capolavoro. Nella chiesa egli dipinse scene bellissime della vita della Beata Vergine, lasciando il suo segno anche nelle trenta colonne finemente lavorate in pietra e stucco colorato. Bressanelli progettò, per la sua prima opera, un grande portico sulla facciata, realizzando ben sette porte d’ingresso e un eccezionale colonnato, anch’esso finemente cesellato.
La meraviglia per l’opera del giovane architetto fu talmente tanta da trasformare Bressanelli in una vera e propria “star” delle città coloniali argentine e paraguaiane. Il gesuita però non si fece mai tentare dalla realizzazione di manufatti diversi da quelli del culto. Nelle chiese egli voleva lasciare il suo personale segno di artista e le occasioni non mancarono per rendere il suo talento visibile ai posteri.
Dopo quella di Itapùa, toccò alla missione di Loreto: lo scultore milanese progettò e realizzò, con i suoi fidi indios manovali, un luogo di culto larga 56 metri e pur essendo più piccola di altre chiese, riuscì a disegnare una facciata imponente alla vista. La cupola fu decorata dall’eclettico artista con scene della vita di Re David mentre un altro capolavoro regalato alla comunità fu l’altare in legno intarsiato.
Altro successo architettonico rappresentò la chiesa di San Borja, costruita ex novo, mentre per quella di Santa Ana, attualmente in Argentina, Bressanelli disegnò i progetti per l’ampliamento. In quest’ultimo luogo di culto, il milanese progettò la costruzione di una torre nuova e diresse tutti i lavori di cantiere, affidando l’esecuzione a uno staff di indiani guarany perfettamente addestrato. I suoi muratori indios trasformarono fedelmente le idee proposte dall’architetto, regalando alla missione una chiesa riccamente decorata e piena di suggestione.
La fama di dell’artista della Compagnia di Gesù si era ormai consolidata negli ambienti missionari del Guarany ed egli venne chiamato a dare il suo contributo a tutte le nuove realizzazioni all’interno delle “riducciones”.
Il vento, al di fuori dell’eccezionale mondo autarchico delle missioni gesuitiche, stava intanto cambiando e la regolazione dei confini tra potenza spagnola e Portogallo stavano deteriorando il fragile equilibrio politico sul quale si reggeva “lo stato dei gesuiti”. Il nervosismo crescente non fermò però la mano dell’architetto, che fu chiamato a dirigere i lavori della chiesa della Concezione (attualmente in Argentina) e quella dell’Incarnazione (in Paraguay). Per quest’ultima egli realizzò le sculture delle statue della facciata mentre nella missione lasciò la sua testimonianza anche per gli eccezionali murales, dipinti nei corridoi e nel refettorio della casa comune gesuitica, scegliendo per tema la vita del fondatore S. Ignazio de Loyola.
Bressanelli, divenuto ormai maestro di architetti indigeni, passò il resto della sua vita ad insegnare la sua arte agli abitanti delle Riduzioni, meritandosi la fama di più grande gesuita italiano del Rio de la Plata.
Chiamato dal provinciale Roccafiorita a progettare la chiesa di S. Ignacio Minì, il milanese riprese per l’ultima volta i suoi attrezzi preferiti realizzando una chiesa di dimensioni minori rispetto al suo standard progettuale, ma di grandissimo effetto scenografico. Fu il suo testamento artistico. Commissionata nel 1724, l’opera fu realizzata in poco più di un anno e l’architetto poté godere dell’apprezzamento della sua ultima fatica.
La morte lo colse a settanta anni, mentre disegnava altre opere nella missione di Santa Ana, ma se la morte fisica è ineluttabile, diverso è il destino riservato alle sue numerose opere. Le interminabili guerre scatenatesi per la “conquista” dello stato guarany, trascinarono nel caos l’intera zona, lasciando lo spazio a numerosi saccheggi da parte dei bandeirantes, mercenari al servizio della Spagna e del Portogallo destinati ad entrare nei libri di storie per le loro malefatte. Molte chiese delle missioni furono distrutte e incendiate e molte furono private delle preziosissime opere scultoree e lignee. Sopravvissero allo scempio alcune di queste realizzazioni, salvando dall’oblio il genio di un vero talento dell’arte italiana nel mondo: Giuseppe Bressanelli, gesuita nell’anima, artista nella mente!
