Il missionario solitario italiano di Trinidad e Tobago
Quella di Trinidad e Tobago rappresenta una pagina storia secondaria rispetto ai grandi eventi che segnarono le scoperte e le esplorazioni del Nuovo Mondo. In un’epoca segnata dalle conquiste spagnole, portoghesi, francesi e inglesi con la ridefinizione della geografia mondiale, le due isole rimasero sempre in ombra: poco redditizie e poco attraenti agli occhi di chi era mosso soprattutto dal demone del potere e della cupidigia.
Trinidad fu avvistata nel 1498 da Cristoforo Colombo, che la denominò La Isla de la Trinidad in omaggio alla Santissima Trinità. Non furono però altrettanto ligi ai dettami del cattolicesimo i coloni spagnoli che decisero di fermarvisi. L’isola venne di fatto svuotata dei suoi abitanti, quasi tutti ridotti in schiavitù e portati nelle nuove colonie sudamericane. Dopo aver inutilmente tentato di avviare piantagioni di cacao e tabacco, l’isola venne lasciata al suo destino e trovò nuova linfa nel 1797, quando fu occupata dagli inglesi.
Stesso destino toccò alla gemella Tobago, scoperta da Colombo e passata attraverso padroni spagnoli, francesi, olandesi, inglesi e sottostando perfino al regno della Curlandia, ancora oggi annoverata tra gli stati con ambizione coloniale. Dichiarata neutrale nel 1704 , quasi 60 anni dopo divenne una colonia inglese dedita alla produzione di tabacco e rhum.
La storia delle due isole, dal Settecento, si è dipanata su piani paralleli, con una indipendenza conquistata nel 1962 e un influsso britannico che ne ha permeato tutti gli aspetti della vita, compresa quella religiosa.
Su queste terre bagnate dal mare dei Caraibi, la presenza di prelati cattolici di matrice anglosassone è infatti davvero irrisoria ma tra essi risalta il nome di Vincenzo Spaccapietra, per quattro anni arcivescovo di Port of Spain ma destinato a lasciare la sua impronta in modo indelebile nella comunità cattolica di Trinidad e Tobago.
Nato a Francavilla al Mare il 12 ottobre del 1801, fu ordinato sacerdote nel 1824 per la Congregazione della missione, trasformando in realtà il proprio desiderio di operosità missionaria. ll giovane però dovette attendere molti anni prima di poter lasciare l’Italia alla volta di una destinazione missionario. Nel 1852 fu nominato vescovo titolare di Arcadiopoli di Asia, con la consacrazione di papa Pio IX. Tre anni dopo fu inviato nei Caraibi per guidarne la Chiesa come arcivescovo di Port of Spain dopo la morte improvvisa del precedente missionario.
Italiano suddito del Regno delle Due Sicilie, Spaccapietra divenne il primo suddito non britannico a capo della chiesa di Trinidad e le modalità della sua nomina aggravarono i rapporti tra lui e il governatore, Charles Elliot. L’ufficio coloniale di Londra non era stato infatti informato da Roma della nomina di Spaccapietra e la diatriba si trascinò per tutti gli anni vissuti da Spaccapietra a Port of Spain , con il governatore Elliot fermo nel suo rifiuto di riconoscere il nuovo arcivescovo.
L’arcivescovo, negli anni trascorsi sulle isole, si ritagliò un ruolo importante nella comunità. Comportandosi da eroe nell’epidemia di colera del 1855, cercò di aiutare nel miglior modo possibile i malati e gli indigenti, costruendo anche la casa di convalescenza, L’Hospice, per dare rifugio ai senzatetto. Il missionario abruzzese riuscì ad attivare nelle isole delle Antille una politica di inclusione della chiesa nei confronti dei meno fortunati, fondando la Società Les Amantes de Jesus, la Società di San Vincenzo de Paoli (1857) e l’hospice nel 1858. Tutte queste organizzazioni hanno superato agli assalti del tempo e oggi testimoniano l’impegno del missionario di Francavilla al Mare, costretto a dimettersi dopo solo quattro anni di incarico per l’ostruzionismo politico del governatore Sir Clive Elliott, per il quale la figura dell’arcivescovo , non essendo cittadino britannico, non doveva essere pagato con i fondi coloniali. Seppur difeso dagli esponenti cattolici, Spaccapietra alla fine dovette cedere alle pressioni politiche. Roma inviò infatti monsignor Talbot per chiarire la situazione e per assicurare al governatore che non si intendeva offendere il governo coloniale, senza grandi risultati. Elliott fu irremovibile e si dimise a causa della disputa.
Altrettanto fece Spaccapietra che lasciò Trinidad e Tobago per assumere l’incarico di arcivescovo titolare di Ancira. Dopo tre anni, nel 1862 fu trasferito come delegato apostolico all’arcidiocesi di Smirne, dove adoperò le sue energie per consolidare la comunità cattolica prevalentemente francese e italiana, Vincenzo Spaccapietra si guadagnò la stima del sultano Abdülaziz il quale contributì in gran parte ai costi di costruzione della cattedrale di San Giovanni, la cui posa della prima pietra angolare avvenne nel 1862 mentre la chiesa fu completata nel 1874 e consacrata. Spaccapietra visse fino al 25 novembre del 1878 guadagnandosi la stima della comunità e fu sepolto nella cattedrale che aveva contribuito a far nascere Nel giardino della cattedrale fu eretto un monumento, ancora presente nel 1970.
