Il prestigioso Chef Alex Ziccarelli, un italiano di successo in Canada
Oggi intervistiamo Alex Ziccarelli, cosentino di nascita ma anche napoletano d’adozione, Alessandro in famiglia e poi Alex da quando, 28 anni fa, decise di lasciare l’Italia per il Canada.
*Chi è Alex Ziccarelli?
A questa domanda rispondo sempre dicendo che sono soprattutto un innamorato della cucina italiana, specialmente quella tradizionale ma non disdegno affatto le nuove tendenze culinarie. E mi piace anche scrivere.
Ho 62 anni, anche se i più mi dicono che non li dimostro. Sono nato a Cosenza, ma Napoli è stata una tappa fondamentale della mia vita. Lì avevo intrapreso gli studi di medicina ma un evento tragico familiare, la perdita improvvisa di mio padre, cambiò tutto il corso della mia esistenza.
Mi piace molto leggere e scoprire nuovi posti dove andare a cena con amici. Seguo molto il calcio ma non sempre posso vederlo.
Non lo ero ma oggi sono più sedentario di una volta, anche perché lavoro ancora parzialmente in cucina e quest’impegno già mi basta come attività fisica settimanale.
Sono sposato con Carmen, una persona splendida e che amo e abbiamo una splendida figlia che si chiama Isabella.
*Cosa ricordi con piacere della tua gioventù in Italia e del tempo che hai vissuto nel nostro paese?
Senz’altro al primo posto la mia famiglia d’origine tutta, genitori e fratelli e la mia mamma ancora vivente e poi i miei nonni materni, Alessandro ed Emilia che sono sempre presenti nei miei ricordi. E poi tutti i miei cari compagni di scuola che ancora oggi sento, si può dire ogni giorno. Una menzione a parte per il mio fraterno amico Emilio, di cui, data la distanza che ci separa, sento ogni giorno la mancanza. E poi c’è Napoli, la città dove ho vissuto a lungo e dove ritornerei anche domani. Anche qui una menzione a parte per il mio caro amico Renato e tutta la sua famiglia ma anche per tutti gli amici che ho conosciuto lì e che ogni tanto sento, Gino, Vincenzo detto Cecio, Angelo, Pino e Gerardo che purtroppo ci ha lasciato qualche giorno fa.
*Come sei diventato un cuoco rinomato?
Cuoco, credo, per passione lo sono sempre stato, tutto è poi cominciato per caso, dopo la morte di mio padre, avendo avuto l’opportunità di fare un corso di cucina, così tanto per accompagnare un amico e che è poi stato l’inizio della mia futura attività. Rinomato non lo so, forse…Tutto, comunque, nasce dalla passione, dall’impegno e dalla caparbietà e costanza che metto in ogni cosa che mi piace.
*Quale cuoco ti ha influenzato maggiormente?
Qui non posso fare nessun nome in particolare, ne dovrei dire molti, basterà dire che, per cominciare, mia mamma e mia nonna sono ed erano delle ottime cuoche ma soprattutto la mia permanenza a Napoli mi ha insegnato tutto quello che non avrei mai potuto apprendere in nessuno dei miei studi di cucina successivi.
*Perché la scelta di emigrare?
Emigrare per me non è stata una scelta ma una necessità. Andare all’estero è stata la logica conseguenza della voglia di voltare pagina e di ricominciare daccapo dopo una parentesi lavorativa e personale non molto esaltante.
*Come ti trovi in Canada? –
Mi trovo benissimo. Se, per un attimo, metto da parte l’amore per il mio Paese, per la mia famiglia ed i miei amici, per la città dove sono nato e per Napoli, potrei senz’altro rispondere che avrei fatto anche meglio a venirci a vivere prima.
*Come è accolta in Canada la cucina italiana?
Direi benissimo. Oggi molto più di ieri. Tutto ciò che è italiano e l’apporto che i lavoratori italiani hanno dato a questo Paese è incalcolabile, non solo come cucina ma in ogni campo, uno per tutti l’edilizia.
*Quali piatti italiani preferiscono i canadesi?
Senza dubbio i piatti tradizionali, familiari, quelli della nonna ma da un po’ di tempo si sta sviluppando anche una tendenza a conoscere quello che è più contemporaneo, soprattutto perché oggi la gente viaggia di più e quindi ha l’opportunità di conoscere e di assaggiare cose nuove.
*Descrivi brevemente la tua giornata tipo e il tuo ambiente di lavoro.
La mia giornata inizia sempre dando un’occhiata online alle notizie e poi subito dopo vado al ristorante dove ho la fortuna di lavorare in un ambiente splendido. Da un po’ di tempo però tendo a limitare la mia presenza al ristorante per dedicarmi molto di più a scrivere o a conoscere nuove realtà in ambito culinario.
*Quale piatto preferisci mangiare? E quale preferisci cucinare?
Senz’altro un piatto tradizionale, non uno in particolare ma senza dubbio della cucina napoletana, per esempio una pasta con il ragù, una genovese o un piatto di scialatielli ai frutti di mare. Non disdegno affatto anche qualche piatto calabrese, pugliese e lucano. E poi come dimenticare la Sicilia e Roma? Devo dire che anche qualche piatto del nord Italia rientra fra i miei preferiti. È difficile, come si può immaginare, fare una sintesi di preferenze culinarie, comunque tutte di cucina italiana. Personalmente preferisco in ogni caso cucinare piatti di pesce.
*Chi cucina a casa tua?
Quando ci sono cucino sempre io, anche se Carmen, quando rientro qualche volta stanco, soprattutto dopo un party, non se la cava affatto male, buon sangue non mente mai, infatti la mamma è un’ottima cuoca.
*Cosa apprezzi di più del Canada?
In questo paese ci si dà del tu, ci chiamiamo per nome, mai per cognome. La burocrazia è molto più snella che in Italia e, soprattutto, il merito è alla base di ogni professione, non conta chi sei e di chi sei figlio o altro ma quello che vali e dimostri di saper fare, senza limiti di età.
*Parlaci della comunità italiana in Canada e più specificatamente di quella di Toronto, dove vivi.
Gli italiani oggi sono perfettamente integrati nel tessuto comunitario locale, sia politico che finanziario ma anche industriale e commerciale. Ci sono anche programmi di italiano nelle scuole fino all’università, scuole di cucina locali collegate con quelle italiane, giornali, Tv e trasmissioni radio in lingua italiana e poi a Toronto, come anche a Montreal, più di ogni altra città canadese, la presenza e il lavoro delle imprese edilizie italiane è stato ed è tuttora immenso, senza contare poi l’interscambio e l’importazione dei prodotti italiani che ormai si trovano ovunque e che sono diventati comuni anche nelle scelte delle altre comunità.
*Consiglieresti a un connazionale di emigrare in Canada? Se sì, dove e quali possibilità di lavoro e in quale campi ci sono?
Per prima cosa qui l’emigrazione è regolamentata e non è tanto semplice emigrare anche se, se si è in possesso di alcuni requisiti, poi non lo è affatto. Sono richiesti soprattutto gli operai specializzati in ogni campo, come l’edilizia, come anche i cuochi e i pizzaioli che possono essere sponsorizzati da un ristorante, oppure anche chi viene qui per motivi di studio. Importante è soprattutto la voglia di mettersi in gioco e di non scoraggiarsi alle prime difficoltà, ancor più fondamentale è, in ogni caso, conoscere o studiare la lingua inglese. Il Canada è senza dubbio uno dei posti migliori per costruirsi un futuro.
Pensi un giorno di rientrare in Italia?
Non credo, ormai la mia vita, la mia famiglia e il mio lavoro è qui. Certamente ho ancora degli affetti importanti anche in Italia e un giorno spero di passarvi anche qualche mese all’anno in vacanza ma, a questo punto, non si può più tornare indietro anche se i posti dove sono nato e dove ho vissuto e le persone che ho frequentato e a cui voglio bene rimarranno sempre nel mio cuore e nei miei pensieri di ogni giorno.
