Il “Venerabile Giusto”
Il coraggio di del Venerabile Gaetano Tantalo, angelo custode di una famiglia ebrea in fuga dall’Olocausto
Quando vi nacque, Villavallelonga era un paesino immerso nella sua storia millenaria e ammantato di quella dignitosa povertà che per secoli ha caratterizzato tanti borghi montani dell’Italia. Gaetano Tantalo in questo piccolo borgo, situato oggi entro i confini del Parco Nazionale di Abruzzo, Molise e Lazio, vide la luce nel 1905. Figlio di Maria Coccia e Luciano Tantalo, Gaetano fu battezzato con il nome del nonno paterno e crebbe in una famiglia di pastori e contadini, umile e semplice, povera ma numerosa.
Dotato di grande memoria (tanto da essere cresimato a soli 6 anni) e sopravvissuto a una caduta in una fossa di calce viva, i giovane visse in prima persona il dramma del terremoto marsicano. Il giovane rimase infatti sotto le macerie ma riuscì a salvarsi e forse anche questo miracoloso episodio lo convinse a seguire la propria vocazione sacerdotale. Dopo aver perso precocemente il padre (ritornato dalla Grande Guerra ma morto pochi mesi dopo), il giovane entrò nel Seminario minore diocesano, presso la sede provvisoria di Tagliacozzo e l’11 giugno del 1930 fece la domanda di ammissione agli ordini minori e maggiori, con un passo definitivo di rinuncia al mondo e di accettazione incondizionata del servizio religioso. Ordinato sacerdote nell’agosto del 1930 lo stesso anno fu chiamato ad assolvere le funzioni di vicerettore e padre spirituale del seminano diocesano fino al giugno del 1933; fu poi nominato coadiutore della parrocchia di San Giovanni ad Avezzano dall’8 luglio 1933 al luglio 1936.
Negli anni 1935-1936 svolse anche il servizio presso la parrocchia di Antrosano. Nel 1936 fu nominato parroco della parrocchia di San Pietro in Tagliacozzo. Fu proprio nel comune marsicano che Don Gaetano conobbe la famiglia Orvieto-Pacifici, che aveva una casa a Magliano dei Marsi. La famiglia ebrea era proprietaria di un calzaturificio e nel 1943, come capitò a tanti altre sfortunate vittime, entrò nell’occhio del ciclone nazi-fascista. Accusato falsamente di frode Enrico Orvieto si ritrovò a fuggire da Roma per nascondersi a Magliano dei Marsi e sfuggire all’ordine di cattura.
Dopo l’armistizio dell’ 8 settembre, con un’Italia in balia della confusione, Enrico e suo padre avevano capito che dietro a tale ordine c’era ben altro e decisero pertanto di non fare rientro a Roma ma di chiamare invece nella Marsica il resto della famiglia.
Enrico Orvieto decisero pertanto di rimanere nella Marsica ma non potevano essere al sicuro nella loro casa a Magliano. Il pensiero corse quindi a Don Gaetano, che avevano conosciuti anni prima e che incontrarono nella frazione di Poggio Filippo solo 12 ore prima che le truppe tedesche entrassero nell’area, stabilendo il loro quartier generale proprio nell’ex casa delle due famiglie ebree a Magliano dei Marsi. Nonostante il pericolo, Don Tantalo si offrì di ospitare nella casa parrocchiale Mario Pacifici e la moglie Gilda Borghi Pacifici, e Enrico Orvieto e la moglie Giuditta Orvieto con i figli Gualtiero, Giuliano e Natan Orvieto presentandoli ai suoi vicini come parenti. Durante i nove mesi in cui furono ospitati nella canonica, gli ebrei ricevettero anche delle Bibbie e venne loro permesso di celebrare i loro riti. Gli ebrei furono nutriti non solo da Don Gaetano ma spesso anche dai residenti di Tagliacozzo. Chi poteva donava derrate alimentari, rigorosamente di nascosto.
Protetti e accuditi da un’intera comunità gli Orvieto Pacifici si salvarono e terminato l’incubo della repressione e del rastrellamento, arrivò l’imperitura riconoscenza per il coraggioso parroco, che a Tagliacozzo e Villavallelonga, a seguito di due differenti rappresaglie naziste, si offrì volontariamente chiedendo di essere fucilato lui al posto dei responsabili delle azioni, purché si fossero stati lasciati liberi gli innocenti ostaggi (in entrambi i casi l’esecuzione non venne compiuta e lui fu liberato insieme agli altri).
Dopo la liberazione, nel luglio del 1944, le famiglie Orvieto-Pacifici lasciarono la chiesa di San Pietro, a Tagliacozzo, e tornarono a Roma. Purtroppo però, il parroco nato a Villavallelonga non poté godere del nuovo periodo di pace. Debilitato gravemente nel fisico, Don Gaetano si ammalò di broncopolmonite. La famiglia Orvieto-Pacifici, riconoscente, obbligò il loro angelo custode a stare presso la loro abitazione a Roma e poi in clinica. Purtroppo si trattò solo di una breve tregua. Nell’estate del 1947 don Gaetano trascorse un breve periodo a Villavallelonga, poi tornò a Tagliacozzo, ma le sue condizioni si aggravarono rapidamente e nelle prime ore del 13 novembre di quell’anno il coraggioso religioso morì, lasciando attoniti tutti i suoi parrocchiani.
Il suo corpo fu sepolto nel cimitero comunale di Villavallelonga e sulla sepoltura venne posta una croce di legno con su scritto semplicemente «M. 13-11-47 DON G.T.»; Quella tomba divenne però mèta di pellegrinaggi spirituali e il 24 agosto 1958 si arrivò alla riesumazione della salma, per collocarla nella cappella Tantalo.
Come è spesso è accaduto nel groviglio degli avvenimenti post-bellici, le gesta dell’eroico parroco furono inghiottiti dalla nebbia del tempo. Nel 1969 Gaetano Meaolo riportò però alla luce la storia di Don Gaetano scrivendo una prima biografia: Un Testimone: don Gaetano Tantalo. Sarebbe stata la prima di numerose altre pubblicazioni e testimonianze.
Il 31 maggio 1978, l’istituto Yad Vashem riconobbe don Gaetano Tantalo come “ Giusto tra le Nazioni” e il suo nome è posto ai piedi di un albero piantato il 7 marzo 1982 nel giardino dei Giusti a Gerusalemme.
Dal 1980 al 1984 fu aperto il processo di beatificazione e nel 1995, con il decreto sull’eroicità delle virtù, fu dichiarato Venerabile. Oggi le sue spoglie sono custodite nella chiesa di Santa Maria delle Grazie in Villavallelonga
