Il voto all’estero è destabilizzato
Riceviamo e pubblichiamo.
Il voto degli italiani all’estero è diventato ormai quasi nullo di fatto.
Esso delegittimato, a torto o a ragione, nella sua credibilità, non solo ma anche da una certa stampa nazionale, agli occhi dei connazionali in Italia e dell’intero Paese, anche nelle sue istituzioni, infanga l’onorabilità di tutti gli italiani all’estero.
I suoi effetti infatti lasciano delle conseguenze negative anche a livello rappresentativo e operativo minando l’effettività dei nostri rappresentanti eletti all’estero, sia nei confronti dei loro partiti di riferimento che nello svolgimento del loro compito istituzionale.
Si assiste ormai a ogni tornata elettorale, mentre nelle fasi che la precedono si verifica un attivismo inconcludente tendente alla sua riforma, alle solite accuse di sospetti vari, che seppur localizzati e specifici, gettano delle gigantesche ombre su tutta la macchina elettorale insinuando un sospetto di carattere generale sull’intero impianto elettorale.
Sarebbe forse il caso di sospenderlo finché non si abbia la certezza matematica che il voto espresso dagli italiani all’estero sia effettivamente corretto, affidabile, e che non desti alcun dubbio.
In effetti, cosi’ come viene tuttora espresso, non e’ difficile rendersi conto della sua possibilità di manipolazione.
Chiunque riceva la scheda elettorale, può rendersi conto, senza sforzare la sua fantasia, che essa può essere affidata ad altri cui demandare il compito di esercitare il voto.
Non e’ il caso, direi, di dire basta a questo andazzo?
E tutto questo sulla pelle degli italiani all’estero per colpa di un Paese che anche su questo aspetto fa acqua da tutte le parti e che si ostina a impedire, per volontà di parte o per sua incapacità, di adottare dei cambiamenti per eliminare il marciume che ci coinvolge.
Già si fatica a veder riconosciuti certi diritti (servizi, giusta fiscalità, prestazioni sanitarie, etc.), figuriamoci se a chiedere il loro rispetto siano nostri rappresentanti su cui viene anteposto il dubbio della loro legittimazione.
E tutto per colpa e responsabilità di una classe politica che, sia all’estero che in Italia, non e’ capace d’incidere sul cambiamento per migliorare il funzionamento di una macchina burocratica che lo destabilizza in tutte le sue componenti.
Aniello Passaro
