In Messico gli italiani non dimenticano le proprie radici: a Irapuato il quarto raduno dei discendenti
L’Italia è lontana migliaia di chilometri, ma per molti messicani continua a essere presente nei cognomi, nelle fotografie di famiglia, nei racconti dei nonni e nelle tradizioni tramandate di generazione in generazione.
È questo legame con le proprie origini che porterà nuovamente a Irapuato, nello Stato di Guanajuato, centinaia di discendenti italiani provenienti da diverse parti del Messico.

Il 18 e 19 settembre 2026 si svolgerà infatti la quarta edizione consecutiva del raduno nazionale organizzato dall’Unión de Descendientes Italianos en México, un appuntamento ormai diventato un punto di riferimento per la comunità italo-messicana.
Due giorni per ritrovare le proprie origini
Il programma comincerà venerdì 18 settembre alle 17 con una visita guidata di circa due ore attraverso sei piazze del centro storico di Irapuato.
Un modo per conoscere anche la città che ospita l’incontro, grazie alla collaborazione della Segreteria del Turismo locale.
La giornata principale sarà invece sabato 19 settembre, dalle 14 alle 21, nella sala eventi della Ex Hacienda Arandas, sede ormai tradizionale del raduno.
Sono previsti un pranzo a tre portate, uno spettacolo teatrale dedicato al rapporto tra Italia e Messico, musica e naturalmente l’immancabile fotografia collettiva dei partecipanti.
Ma forse le fotografie più significative saranno quelle organizzate per cognome d’origine.
Un dettaglio apparentemente curioso che racconta invece quanto sia ancora forte, per molte famiglie, la ricerca delle proprie radici italiane.
Quando un cognome racconta una storia
Dietro un cognome italiano in Messico può esserci una storia iniziata più di cento anni fa.
Veneti, lombardi, piemontesi, trentini, emiliani, calabresi, siciliani e persone provenienti da molte altre regioni italiane arrivarono in Messico in epoche diverse.
Alcune comunità conservarono tradizioni, dialetti e usanze per generazioni.
I discendenti di quegli emigrati sono oggi messicani a tutti gli effetti, ma molti continuano a considerare importante conoscere la storia della famiglia dalla quale provengono.
È una caratteristica comune a tante comunità italiane dell’America Latina.
L’identità non è necessariamente una scelta tra due Paesi.
Si può essere profondamente messicani e, contemporaneamente, sentire un legame particolare con l’Italia dei propri antenati.
Irapuato, un punto d’incontro
Il fatto che l’appuntamento torni per il quarto anno consecutivo dimostra che non si tratta più di una semplice iniziativa occasionale.
Il raduno è diventato un momento nel quale persone che condividono una storia familiare simile possono incontrarsi, confrontare le proprie esperienze e magari scoprire di avere antenati provenienti dallo stesso paese o dalla stessa regione italiana.
E c’è anche un aspetto sociale importante.
In un’epoca nella quale i rapporti familiari diventano spesso più difficili da ricostruire, occasioni di questo genere possono aiutare i giovani a conoscere la storia dei propri nonni e bisnonni.
La memoria non è soltanto nostalgia
Conservare le proprie origini non significa necessariamente vivere guardando al passato.
Al contrario, la memoria può diventare uno strumento per costruire nuove relazioni.
Gli incontri tra discendenti italiani favoriscono infatti rapporti culturali, sociali e anche economici tra Messico e Italia.
Possono nascere amicizie, collaborazioni, viaggi alla ricerca dei paesi d’origine e, per alcuni, persino il desiderio di conoscere personalmente la terra dalla quale partì un bisnonno.
La storia dell’emigrazione diventa così qualcosa di vivo.
Un ponte tra due Paesi
Iniziative come quella di Irapuato hanno anche un valore più ampio per l’Italia.
I discendenti degli emigrati rappresentano infatti una straordinaria rete di persone che, pur vivendo all’estero da una o più generazioni, mantengono un interesse verso la cultura italiana.
È un patrimonio che l’Italia dovrebbe saper valorizzare maggiormente.
Non soltanto attraverso le celebrazioni ufficiali, ma creando occasioni concrete di scambio culturale, turistico e formativo.
Perché un discendente italiano che cerca le proprie origini non sta semplicemente cercando un certificato o un cognome.
Sta cercando una storia.
E quella storia, spesso, comincia proprio in un piccolo paese italiano dal quale qualcuno partì molti decenni fa.
L’Italia che continua a vivere oltre l’Atlantico
Il quarto raduno di Irapuato racconta dunque qualcosa che va ben oltre una festa.
Racconta la capacità dell’emigrazione italiana di sopravvivere attraverso le generazioni.
I figli dei figli di chi partì continuano a incontrarsi, a ricordare, a parlare delle proprie origini e a trasmettere quella memoria ai più giovani.
Il Messico ha accolto quelle famiglie e le ha trasformate in parte della propria storia.
L’Italia, invece, continua a essere presente nei loro ricordi.
E forse è proprio questa la cosa più bella dell’emigrazione:
partire significa lasciare un luogo, ma non necessariamente smettere di appartenergli.
