La Sardegna vuole riportare a casa i suoi emigrati: 5 milioni per il programma “In Domo”
Per decenni l’emigrazione è stata una delle grandi realtà della Sardegna.
Generazioni di sardi hanno lasciato l’Isola per cercare lavoro e costruire il proprio futuro in altre regioni italiane o all’estero.
Ora la Regione Sardegna prova a invertire il percorso.
Con il programma “In Domo – Rientro Lavoro Sardegna” sono stati stanziati 5 milioni di euro per favorire il ritorno degli emigrati e trasformare le competenze maturate fuori dall’Isola in nuove attività economiche.

Non si tratta quindi semplicemente di invitare gli emigrati a tornare.
L’idea è molto più concreta: creare le condizioni perché possano tornare e aprire una nuova impresa in Sardegna.
Non soltanto emigrati: anche i loro discendenti
La misura presenta un elemento particolarmente interessante.
Potranno accedere agli incentivi gli emigrati sardi residenti in Italia o all’estero, ma anche i loro discendenti fino al secondo grado. Sono inoltre compresi i cittadini residenti in Sardegna che vivono e lavorano fuori dall’Isola da almeno 36 mesi consecutivi.
È un’apertura significativa.
Perché significa riconoscere che il rapporto con la Sardegna non necessariamente si interrompe quando una persona emigra.
Un figlio o un nipote di emigrati può conservare un legame con la terra d’origine e, un giorno, decidere di tornarvi per costruire il proprio futuro.
Il ritorno deve diventare un’impresa
C’è però una condizione fondamentale.
Per ottenere gli incentivi bisognerà avviare una nuova attività imprenditoriale con sede in Sardegna.
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante del progetto.
La Regione non vuole finanziare semplicemente un trasferimento di residenza.
Vuole attirare nell’Isola competenze, professionalità, esperienza e capacità imprenditoriali maturate altrove.
Un ingegnere che ha lavorato vent’anni all’estero, un professionista che ha costruito un’attività in un’altra regione italiana, un imprenditore che ha esperienza internazionale: tutte queste competenze possono diventare una risorsa per il territorio se la persona decide di tornare.
Il problema che la Sardegna cerca di affrontare è quello che riguarda molti territori italiani, soprattutto quelli periferici e insulari: lo spopolamento.
Quando i giovani partono, il territorio perde non soltanto abitanti.
Perde competenze, consumatori, imprenditori e spesso anche la possibilità di creare nuove famiglie.
Il programma “In Domo” prova quindi a ragionare al contrario.
Non soltanto:
“Come impediamo ai nostri giovani di partire?”
Ma anche:
“Come facciamo tornare quelli che sono partiti?”
È una differenza importante.
Perché molti emigrati, dopo aver costruito una carriera altrove, potrebbero essere disponibili a tornare se trovassero condizioni economiche e professionali adeguate.
La Sardegna non è l’unica regione italiana ad avere questo problema.
Calabria, Sicilia, Basilicata, Campania, Puglia, Molise e molte altre aree del Paese hanno conosciuto una lunga emigrazione.
E milioni di italiani vivono oggi fuori dalla propria regione d’origine o fuori dall’Italia.
In molti casi i loro figli e nipoti hanno mantenuto un rapporto con il territorio dei nonni.
Perché allora non trasformare questo rapporto in una possibilità concreta?
Il programma sardo introduce proprio questa prospettiva: l’emigrato non come persona che ha abbandonato il territorio, ma come possibile portatore di nuove competenze e nuovi investimenti.
La questione interessa particolarmente anche chi vive fuori dall’Italia.
Un italiano residente in America, in Canada, in Australia o in Europa potrebbe avere oggi una posizione professionale che venti o trent’anni fa non avrebbe mai potuto immaginare.
Ma potrebbe anche desiderare, prima o poi, di tornare in Italia.
Non necessariamente per andare in pensione.
Potrebbe tornare per lavorare, investire, aprire un’attività o trasferire in Italia ciò che ha imparato all’estero.
È un cambiamento di prospettiva importante.
L’emigrazione, in questo modo, non sarebbe più soltanto un viaggio a senso unico.
Potrebbe diventare un rapporto circolare tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo.
Il nome scelto dalla Regione è significativo.
“In Domo” significa, nella lingua sarda, “a casa”.
Ma il programma propone un’idea particolare di ritorno.
Non tornare indietro nel tempo.
Tornare a casa portando con sé ciò che si è imparato fuori.
È probabilmente questo il punto più moderno dell’iniziativa.
Un emigrato che torna dopo vent’anni non è la stessa persona che era partita.
Ha acquisito esperienza, conoscenze, relazioni professionali e magari una visione internazionale.
Se il territorio riesce a valorizzare tutto questo, il ritorno può diventare un investimento.
I 5 milioni di euro stanziati dalla Regione rappresentano dunque un tentativo concreto di trasformare il fenomeno migratorio.
Naturalmente bisognerà vedere come saranno strutturati i bandi, quali saranno gli importi effettivamente disponibili per ciascun beneficiario e quante nuove imprese riusciranno realmente a nascere.
I soldi, da soli, non bastano.
Servono infrastrutture, servizi, collegamenti, accesso a internet, scuole, sanità e soprattutto un ambiente nel quale una nuova impresa possa realmente crescere.
Ma almeno la direzione sembra interessante.
E se altre regioni facessero lo stesso?
È forse questa la domanda che la Sardegna pone indirettamente al resto d’Italia.
Perché non creare programmi simili per i calabresi, i siciliani, i lucani, i pugliesi, i campani o i veneti emigrati all’estero?
L’Italia possiede una risorsa straordinaria: milioni di persone che hanno mantenuto, in forme diverse, un rapporto con il Paese pur vivendo fuori dai suoi confini.
Non tutti torneranno.
Ma probabilmente una parte di loro potrebbe essere interessata a farlo.
A condizione che tornare non significhi rinunciare a ciò che hanno costruito, ma poterlo mettere a frutto anche nella terra d’origine.
L’emigrazione può diventare una risorsa
È forse questa la lezione più interessante di “In Domo”.
Per molto tempo abbiamo considerato l’emigrazione soprattutto come una perdita.
Una città perde giovani.
Un paese perde abitanti.
Una regione perde professionalità.
Ma quelle persone non scompaiono.
Continuano a vivere, lavorare e accumulare esperienza altrove.
La sfida consiste nel creare le condizioni perché almeno una parte di quel patrimonio umano possa tornare.
La Sardegna ci prova con cinque milioni di euro.
Ora bisognerà vedere se gli emigrati risponderanno all’invito.
Perché la vera domanda non è soltanto se la Sardegna vuole riportarli a casa.
È anche un’altra: quanti sardi nel mondo stanno aspettando un motivo concreto per tornarci
