L’ANCRI ricorda i deportati tarantini
I benemeriti delle Repubblica dell’Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI) hanno ricordato oggi a Crispano (TA) uno dei momenti più tragici della storia italiana, l’8 settembre del 1943.
Tra quei soldati c’erano tanti giovani tarantini che di fronte alla difficile scelta di continuare a combattere nelle file dell’esercito tedesco o, in caso contrario, essere deportati nei campi di lavoro in Germania, decisero di non venire meno ai loro doveri nella consapevolezza che solo così la loro Patria un giorno avrebbe riacquistato la propria dignità di Nazione libera.
Rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti “prigionieri” e internati in un campo di concentramento in condizioni di vita disumane e sottoposti a privazioni di ogni sorta.
Finita la guerra, grazie ai loro sacrifici, abbiamo conquistato la democrazia, lo stato sociale e i diritti costituzionali.
Tra quei soldati c’era anche Donato Tagliente padre del Prefetto Francesco Tagliente, già Prefetto di Pisa e Questore di Roma e Firenze che, nella veste di delegato nazionale ai rapporti istituzionali dell’Associazione Nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI), insieme al vicepresidente nazionale Francesco Avena e all’Assessore alla Cultura del Comune di Crispiano Aurora Bagnalasta, ha organizzato a Crispano questo momento di riflessione sul “dramma dei soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti prigionieri e internati in campi di concentramento” e sul “significato autentico del Canto degli italiani”. All’evento, tra le numerose Autorità civili e militari, il Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, il Questore Giuseppe Bellassai ed il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Massimo Dell’Anna. Il Comando provinciale dei Carabinieri è stato rapprsentato dal Capitano Leone.
L’ANCRI, per finalità statutarie, opera per divulgare, a tutti i livelli e in ogni forma, i principi e i valori della Costituzione Italiana, specialmente quelli incarnati nei simboli ufficiali della Repubblica come l’Inno Nazionale e la nostra Bandiera Tricolore. L’Amministrazione comunale di Crispiano (Ta) ha condiviso con l’ANCRI l’importanza della trasmissione di messaggi educativi anche di quel patrimonio culturale.
La ragione di essere dell’ANCRI è nella divulgazione e tutela, in Italia e nel mondo, di quei valori costituzionali e repubblicani nati dalla tragedia di due guerre mondiali. Come ha ricordato in occasione dell’annuncio dell’evento, da Bruxelles, il Generale in congedo della Guardia di Finanza Alessandro Butticé, delegato dell’Associazione per il Belgio, l’Unione Europea, la Nato e gli organismi internazionali, i valori difesi dall’ANCRI sono oggi in gran parte sanciti e protetti dai Trattati sull’Unione Europea, oltre che dalla nostra carta costituzionale che, all’articolo 10, primo comma, prevede che “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”. Mentre l’articolo 11 “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati”, come previsto dai Trattati dell’Unione Europea, “alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Perché i drammi che hanno portato, e sono seguiti, a quell’8 Settembre non si ripetano mai più in Europa.
L’ANCRI ha propri delegati, coordinati dal Gen. Alessandro Butticé, oltre che in il Belgio, presso la Ue e la Nato, anche in Albania, Argentina, Armenia, Canada, Cipro, Frangia, Germania, Giappone, Libano, Nigeria, Malta, Olanda, Regno Unito, Spagna, Tunisia, Ucraina e USA.
A Crispano è stato l’’Inno Nazionale, intonato dal Tenore Francesco Grollo, la voce Ufficiale delle Frecce Tricolori e dell’ANCRI, ad introdurre le celebrazioni della ricorrenza della proclamazione dell’Armistizio organizzate nel Teatro comunale cittadino.
Ai saluti del Sindaco Luca Lopomo, dell’Assessore Bagnalasta, del Presidente Nazionale dell’ANCRI Tommaso Bove e di altre Istituzioni governative sono seguiti gli interventi del Prof. Pietro Speziale (autore del libro “Crispiano – uno sguardo al passato per capire il presente e orientare il futuro”) e del Generale Fulvio Poli, Capo Ufficio Generale Promozione Pubblicistica e Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito, per ricordare il “dramma dei soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti prigionieri e internati in campi di concentramento, in condizioni di vita disumane e sottoposti a privazioni di ogni sorta”.
È seguita una chiacchierata briosa sul Canto degli Italiani da parte del socio onorario dell’ANCRI, Prof Michele D’Andrea storico, scrittore, araldista, già dirigente della Presidenza della Repubblica, esperto della materia onorifica e cerimoniale, studioso della musica risorgimentale, autore dello stendardo presidenziale, dello stemma dell’Arma dei Carabinieri e delle revisioni degli stemmi della Marina e dell’Esercito. Per ultimo ha disegnato i nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato.
A margine dell’evento, l’aise ha intervistato il prefetto Francesco Tagliente, organizzatore e moderatore dell’evento, nella veste di delegato ai rapporti istituzionale dell’ANCRI.
D. Qual’è il significato di questo evento ANCRI a Crispiano?
R. Quello di ricordare il “dramma dei soldati italiani deportati e internati nei campi di lavoro e di concentramento, attraverso un momento di riflessione dell’ANCRI e del Comune di Crispiano nel Teatro comunale, chiamando a ricordare quelle tragedie umane il Generale Fulvio Poli, Capo Ufficio Generale Promozione Pubblicistica e Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito.
D. Nel ricordo anche del dramma dei militari internati nel campo di internamento per prigionieri italiani di S. Andrea alle porte di Taranto.
R. La celebrazione è anche l’occasione per ricordare il dramma dei militari italiani internati nel Campo per prigionieri italiani di S. Andrea, o Campo “S”, situato alle porte della città di Taranto. Un Campo che – come ci ricorda il prof Vittorio De Marco – ha rappresentato nei primi mesi del 1946 una pagina complessa nella storia italiana e locale dell’immediato dopoguerra. Tra febbraio e fine aprile, circa diecimila prigionieri sostarono in questo campo controllato dagli inglesi in una situazione fisica e morale umiliante e precaria per cui si parlò di “campo della fame a due passi da Taranto”. L’essere internati sul suolo patrio ad un anno dalla fine delle ostilità era vissuto come un’offesa alla dignità della persona umana, come un’inutile prosecuzione delle sofferenze e privazioni patite durante la guerra e negli anni di prigionia all’estero. Il caso divenne nazionale; furono numerosi i parenti che dal nord e centro Italia vennero a Taranto nella speranza di riconoscere il proprio figlio o il proprio marito al di là di quei reticolati. Quando fu possibile dai primi di marzo mandare aiuti nel campo tramite l’arcivescovado e la Croce Rossa, la città ed i paesi della provincia risposero con grande generosità come se in quel campo fossero reclusi i propri congiunti. Fu una gara di solidarietà che è rimasta viva nella memoria collettiva del territorio jonico. Il campo venne definitivamente evacuato ai primi del mese di giugno 1946.
Per saperne di più è stato chiamato Prof. Vittorio De Marco Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università del Salento dove è anche presidente del corso di laurea triennale in Servizio sociale e del corso di laurea magistrale in Progettazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali. Si occupa di storia sociale e religiosa del Mezzogiorno tra età moderna e contemporanea, di storia del movimento cattolico e dei rapporti tra Stato e Chiesa tra Otto e Novecento. È stato perito storico nella causa di beatificazione di don Luigi Sturzo di cui ha curato alcuni volumi dell’Opera omnia e perito storico nella causa di beatificazione dello scienziato Enrico Medi, allievo e collaboratore di Enrico Fermi, di cui ha scritto la biografia nel 2001. A Taranto è direttore dal 1987 della Biblioteca arcivescovile “Giuseppe Capecelatro”. È stato esecutore testamentario dell’arcivescovo Guglielmo Motolese.
D. Crispiano, il suo Paese natale, assieme ha suo padre ha pagato un grosso tributo.
R. Abbiamo il dovere di ricordare e far ricordare che anche grazie ai sacrifici di quei soldati e delle comunità dei nostri territori, finita la guerra, abbiamo conquistato la democrazia, lo stato sociale e i diritti costituzionali.
A parlarci delle “sofferenze della comunità crispianese durante il secondo conflitto mondiale” è uno strorico di Crispiano, il Prof Pietro Speziale. Per 22 anni docente e per altrettanti 22 dirigente scolastico. Autore di molte ricerche sulla storia del nostro paese. In occasione del centenario dell’Autonomia del Comune ha omaggiato la cittadinanza di una pregevole pubblicazione dal titolo: “Crispiano – uno sguardo al passato per capire il presente e orientare il futuro.
E non è un caso che sia l’Associazione egli insigniti a promuovere questa iniziativa. L’ANCRI infatti per finalità statutarie, opera per divulgare, a tutti i livelli e in ogni forma, i principi e i valori della Costituzione Italiana, specialmente quelli incarnati nei simboli ufficiali della Repubblica come l’Inno Nazionale e la nostra Bandiera Tricolore.
D. Perché proprio l’Inno nazionale, è stato scelto come protagonista dell’evento dell’ANCRI?
R. Perché l’Inno nazionale è il simbolo della Nazione, del popolo italiano e delle libertà conquistate. È il canto degli Italiani. l’Inno nazionale e la Bandiera sono due simboli (presenti peraltro nella simbologia di tutte le nazioni) che con il loro linguaggio universale richiamano i valori fondanti di coesione e responsabilità nazionale. Sono i simboli dei sentimenti più nobili della nostra Nazione e ne rappresentano l’unità.
Per questo l’ANCRI ha voluto aprire i lavori con il Canto degli Italiani intonato dal Tenere Francesco Grollo e chiuderli con una chiacchierata briosa nel corso della quale il prof Michele D’Andrea, ci ha svelato il significato autentico dell’Inno Nazionale con una passeggiata a ritroso nel tempo, con il passo dell’ironia e del disincanto, tra le pieghe della storia ufficiale con le curiosità e gli aneddoti che ne hanno accompagnato la nascita, il successo, il significato. Assieme a richiami ad altri celebri canti dell’indipendenza italiana e i confronti con gli inni degli altri Paesi, ricchi di retroscena tanto gustosi quanto sconosciuti. Attraverso la chiacchierata leggera e briosa accompagnata dalla musica è così possibile comprendere, da una prospettiva diversa e originale, alcuni aspetti emblematici del nostro Risorgimento.
Il Prof Michele D’Andrea è uno storico, scrittore, araldista, già dirigente della Presidenza della Repubblica, esperto della materia onorifica e cerimoniale, studioso della musica risorgimentale, autore dello stendardo presidenziale, dello stemma dell’Arma dei Carabinieri e delle revisioni degli stemmi della Marina e dell’Esercito. Per ultimo ha disegnato i nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato.
Il Tenere Francesco Grollo, ambasciatore dell’Opera lirica italiana nel mondo, è considerato la voce delle istituzioni italiane. Ha cantato in più occasioni per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ultimo il 2 giugno per la Festa della Repubblica, e per il Papa Francesco
D. Come ha condizionato l’evento la pandemia?
R. Le nuove misure di contenimento per contrastare e contenere il diffondersi di Covid-19 hanno suggerito di rinviare ad altra data lo spettacolo teatrale dl titolo “Tra il filo spinato e l’Eternità”. Sostituito però da un frame della rappresentazione che parla dell’Olocausto dalla parte di 50 donne crispianesi, e “assolve” al dovere incessante di rinnovare la memoria di una delle pagine più nere della storia d’Europa
