Luigi del Bianco, l’artista della “montagna”
Iniziò a far conoscere il suo nome nella città di Barre, nel Vermont. E non era un caso. A Barre infatti passarono, nell’Ottocento, la maggior parte degli artigiani della pietra: scalpellini, modellisti e scultori, consegnando una pagina epica dell’emigrazione al piccolo centro che oggi sopravvive grazie al triste artigianato di pietre tombali. Anche Luigi Del Bianco arrivò a Barre per lavorare come scalpellino, dopo essersi fermato per qualche tempo a Port Chester. E nella cittadina del Vermont, considerata la Carrara degli Stati Uniti, conobbe tanti altri italiani.
Luigi era nato nel porto Le Havre il 9 maggio del 1892, figlio di Vincenzo e Osvalda che tornavano nella loro Friuli dopo un viaggio negli Stati Uniti.
Luigi visse l’infanzia nel piccolo paese di Meduno (Pordenone) e fin da ragazzo dimostrò un grande talento con lo scalpello per la pietra. All’età di undici anni divenne apprendista presso intagliatori austriaci e dopo due anni si trasferì a Venezia per approfondire le conoscenze tecniche della scultura in pietra. Fu un cugino, residente a Barre, a suggerirgli di trasferirsi in terra americana. Luigi, a 17 anni si imbarcò a Napoli sulla motonave La Touraine. Era il 1908.
Il giovane friulano riattraversò l’Oceano dopo cinque anni, per arruolarsi e combattere nella prima guerra mondiale. Uscito indenne dal tragico conflitto si reimbarcò ancora una volta per gli Stati Uniti e dare inizio alla sua definitiva avventura professionale. Stabilitosi a Port Chester, Del Bianco conobbe Nicoletta Cardarelli che divenne sua moglie e gli regalò la paternità di 5 figli: Teresa, Silvio, Vincenzo, Cesare e Gloria.
Il matrimonio con Nicoletta incise nella vita dello scultore friulano non solo affettivamente.
Fu infatti il cognato, Alfonso Scafa a segnalare il suo nome allo scultore di origini danesi Gutzon Borglum, che lo chiamò nel suo studio a Stamford, in Conncecticut per delle collaborazioni saltuarie. E sarà proprio Borglum l’uomo cui verrà affidata nel 1924 la progettazione del più grande monumento scultoreo della storia degli Stati Uniti: Il Mount Rushmore.
Borglum si affezionò al suo giovane assistente. Alla sua morte, avvenuta nel 1941, il friulano e altri due amici avrebbero rilevato lo studio di Stamford ereditandone l’onere e gli onori. Gli anni venti videro Borglum e Del Bianco fianco a fianco nella realizzazione del Governatore Hancock Memorial in Sud Carolina, nella Stone Mountain in Georgia al Memorial delle guerre americane di Newark (New Jersey). A causa delle sue fattezze dal tratto tipicamente mediterraneo, il friulano divenne anche il modello per almeno 20 delle sculture del Memorial di Newark. Chiamato nel 1932 a realizzare il monumento di Mount Rushmore, Borglum affidò inizialmente la guida degli scultori a Hugo Villa che però abbandonò dopo poco l’incarico. Il danese non ebbe dubbi su chi scegliere come nuovo capo scultore e chiamò il collega originario di Meduno: “il suo valore, per questo particolare lavoro, equivale a quello di tre uomini”, spiegò l’artista nella sua corrispondenza.
Del Bianco iniziò con il dar vita al volto del presidente Thomas Jefferson, oltre a eliminare il granito tra il volto dello stesso e quello di Gorge Washington. Due anni dopo però lo scultore friulano abbandonò a sua volta temporaneamente il lavoro, a causa del salario troppo basso. L’assenza di Del Bianco provocò un duro colpo nella prosecuzione dell’opera. Lo stesso Borglun ammise che la perdita dell’italiano aveva interrotto tutto il lavoro di rifinitura delle facce di Washington e Jefferson. I commissionari furono infine costretti a rivedere l’impegno economico aumentando considerevolmente (da 0,90 a 1,50 dollari l’ora) la paga di Del Bianco. Una retribuzione ottima in un periodo segnato dalla Grande Depressione.
Trasferitosi nel 1935 con moglie e i primi tre figli in Keystone, Luigi Del Bianco visse a stretto contatto con i Nativi americani. I suoi figli frequentarono le scuole insieme ai bambini della tribù Lakota (Sioux) e divennero fratelli di sangue dei pellerossa. Era facile vederli cavalcare i pony e nuotare nudi nelle acque dei ruscelli. Il ritorno di Del Bianco portò nuova euforia nel cantiere del Mount Rushmore.
“Egli è – spiegò in una lettera Borglum – il solo tagliapietre intelligente ed efficiente che capisce il linguaggio dello scultore.”
L’ideatore predispose una nuova organizzazione del cantiere e diede disposizioni al sopraintendente William Tallman di far lavorare tutti i trapanatori e gli scalpellini sotto la supervisione del capo-scultore friulano. A Del Bianco fu affidata la responsabilità dei modi e dei metodi della ripulitura e della finitura della scultura e nel 1936 egli riprese a lavorare per dare maggiore espressività al volto del presidente Washington. In quello stesso anno venne completato il volto di Jefferson mentre l’anno seguente toccò a Lincoln e due anni dopo a Roosevelt. Una geniale tecnica venne usata per rendere “umani” gli occhi dei quattro volti di granito. Del Bianco e il suo staff intagliarono delle pietre di granita a forma di cuneo e le inserirono nelle cavità degli occhi, ottenendo che il riflesso della luce li facesse brillare come fossero viventi.
La grandiosa opera fu ultimata nel 1941, e il Mount Rushmore National Memorial venne inaugurato poche settimane prima del tragico attacco giapponese a Pearl Harbour.
L’entrata in guerra degli Stati Uniti fece passare in secondo ordine gli artigiani e il loro straordinario lavoro eseguito sul Mount Rushmore. Luigi Del Bianco tornò a Port Chester per dedicarsi a un lavoro ben più triste. Durante gli anni di guerra realizzò infatti più di 500 pietre tombali per le famiglie dei caduti nel conflitto. Lo scultore friulano non rivendicò mai i propri straordinari meriti nella realizzazione di quella che oggi è considerata una delle meraviglie del Mondo. Tornò in visita a Meduno per visitare parenti e amici e visse della propria arte conservando per se i ricordi. L’artista della pietra morì il 20 gennaio del 1969, senza voler mai vantare il proprio contributo alla grandiosa opera.
E’ toccato al figlio Cesare rispolverare questa straordinaria pagina del lavoro italiano nel Mondo. Il figlio dell’artista ha scoperto appunti, fotografie e documenti e ha regalato numerosi cimeli al museo della cittadina friulana per mantenerne vivo il ricordo. I cittadini di Post Chester gli resero onore dedicandogli una sezione italiana nel Washington Park. Il nipote Lou Del Bianco, noto attore, ha voluto ricordare la figura del nonno realizzando insieme alla moglie Camille il libro “In the Shadow of the Mountain” e affidando anche al Boss delle Torte, Buddy Valastro una riproposizione pasticcera del grande monumento. In ricordo di un uomo che seppe trasformare la montagna in opera d’arte.
