Mondiali 2026, l’idea di sostituire l’Iran con l’Italia: non solo sport, ma un enorme affare economico
Fa discutere la proposta avanzata da un inviato legato all’amministrazione di Donald Trump: sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali del 2026, che si disputeranno tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Un’ipotesi che, al momento, appare poco realistica, ma che apre un dibattito ben più ampio, non solo sportivo ma anche economico.
L’idea è stata avanzata da Paolo Zampolli, figura vicina all’ex presidente americano, con l’obiettivo di inserire una delle nazionali più prestigiose della storia del calcio al posto dell’Iran, già qualificato sul campo.
La proposta si inserisce in un contesto geopolitico delicato, segnato dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran, ma ha incontrato forti resistenze sia a livello sportivo sia istituzionale.
La FIFA, infatti, ha già chiarito che non esiste alcuna ipotesi concreta di sostituzione, ribadendo che la partecipazione si decide sul campo.
Al di là delle polemiche, la questione tocca un aspetto spesso sottovalutato (e non detto apertamente): il valore economico delle squadre partecipanti
Il Mondiale 2026 sarà il primo a 48 squadre e si giocherà in Nord America, dove vivono milioni di italiani o discendenti di italiani.
La presenza dell’Italia avrebbe un impatto enorme: milioni di italoamericani negli Stati Uniti, forte presenza italiana in Canada, comunità italiane diffuse anche in Messico.
Risultato: stadi pieni, biglietti venduti con facilità, aumento di turismo interno, maggiore interesse televisivo.
Al contrario, pur essendo una nazionale competitiva e legittimamente qualificata il numero di tifosi iraniani residenti in Nord America è molto inferiore, le tensioni politiche potrebbero limitare gli spostamenti, minore impatto commerciale rispetto a una squadra come l’Italia.
Il Mondiale non è solo sport ma anche diritti TV, sponsor, turismo, vendita di biglietti.
Ogni squadra porta con sé un “mercato”. E da questo punto di vista l’Italia è una delle nazionali più redditizie al mondo.
Resta però un principio fondamentale: la qualificazione si conquista sul campo.
L’Italia, eliminata negli spareggi, è fuori per merito sportivo, mentre l’Iran ha ottenuto il pass qualificandosi regolarmente pur affrontando nazionali in un gruppo sicuramente meno forte di quello degli azzurri.
L’idea di sostituire l’Iran con l’Italia difficilmente si concretizzerà. Ma il dibattito solleva una domanda reale: il calcio moderno è ancora solo sport… o sempre più business globale? Perché se si guarda agli stadi pieni e ai milioni di tifosi pronti a viaggiare, una cosa è certa: l’Italia ai Mondiali non sarebbe solo una questione di prestigio. Sarebbe un affare enorme.
