Napoli color Azzurro vittoria

Dopo 33 anni la squadra partenopea vince il campionato italiano. Giovedi 4 maggio il Napoli conquista la vittoria matematica con 5 giornate di anticipo.

L’ultimo chilometro per arrivare al traguardo è stato sicuramente il più duro e il Napoli ci è arrivato con un pizzico di affanno. Ma ciononostante, a cinque giornate dal termine, la squadra partenopea si è matematicamente aggiudicato lo scudetto per il 2023. Si tratta del terzo titolo e arriva 33 anni dopo l’ultima vittoria, nel 1990, una vita calcistica fa.
Era l’epoca di Diego Maradona. Il pareggio di Udine ha fatto esplodere la festa e un festoso delirio collettivo per un trionfo atteso da tanti anni, sfiorato almeno 4 volte nel decennio e perso anche rocambolescamente sul filo di lana.
Un trionfo che i napoletani hanno voluto celebrare nel nome di Diego con lo stadio che gli dedicato uno dei primi cori dopo la conquista matematica dello scudetto. 33 anni sono tanti, per tutti, specialmente per un popolo che ne ha passate tante e cha visto rinascere il glorioso club calcistico dal fallimento, salvato dall’acume imprenditoriale del produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis.
Una città che ha accompagnato i suoi nuovi eroi per tutta la stagione, da quando si è capito che quest’anno poteva essere diverso. Giornata dopo giornata, il vantaggio sulle inseguitrici è aumentato. Il Napoli vinceva, le altre no. Il percorso trionfale non ha regalato il record di punti che pure poteva essere infranto. . Quello di superare il primato dei 102 punti in campionato conquistati dalla Juventus di Antonio Conte nella stagione 2013-14, era un obiettivo possibile fino alla gara contro il Milan, con una media che fino a quel momento era stata di 2,6 punti a partita.
Il Napoli non potrà più battere il primato assoluto perché, ammesso che vinca tutte le ultime cinque partite, arriverebbe al massimo a quota 95. Ma con numeri del genere in città da settimane si stavano preparando i festeggiamenti per uno scudetto che mancava dai tempi di Maradona.
Quella del Napoli è una bella storia di sport, per una città che si identifica nel colore azzurro. Una storia nata nel 1904 , quando l’inglese William Poths, impiegato nella sede napoletana della Cunard Line, deciso ad importare nel capoluogo partenopeo il popolare football e coadiuvato da soci locali come l’ingegnere Emilio Anatra ed Ernesto Bruschini fondò il Naples Foot-Ball & Cricket Club, la prima vera rappresentativa calcistica cittadina, che nel 1906 prese il nome di Naples Foot-Ball Club .
I colori sociali erano il blu ed il celeste. Giorgio Ascarelli, con l’intento di riunire i sodalizi cittadini allo scopo di creare un club più competitivo, il 1º agosto 1926 fondò l’Associazione Calcio Napoli, di cui divenne il primo presidente. La società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927. Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A, nel 1929-1930. La società scelse come allenatore il mister William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa, e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell’epoca, la Coppa Mitropa. Nel 1936 entrò in società il comandante Achille Lauro, armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942. L’allenatore Eraldo Monzeglio riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo. Nonostante i rinforzi apportati alla squadra dal proprietario Achille Lauro, tra i quali spiccavano Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto raggiunto nel 1952-1953 e nel 1957-1958. Nel 1959 venne inaugurato il nuovo stadio San Paolo.
Tornato in Serie B nel 1961, il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale guidò gli azzurri al ritorno in massima serie e alla conquista del primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo insieme al Vado l’unica società ad aver vinto la Coppa Italia non militando in massima serie. Questo successo, inoltre, offrì al Napoli la possibilità di esordire in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse l’attuale denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli.. Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell’epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sivori e José Altafini; il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968. Divenuto presidente, il giovane ingegnere Corrado Ferlaino avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea. Grazie all’acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1970-1971 e 1973-1974) e un secondo posto nel 1974-1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício. Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona. Alterne fortune caratterizzarono la seconda metà degli anni settanta: nonostante l’acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato andò peggiorando, culminando con l’undicesimo posto del 1979-1980.
Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti, nell’estate del 1984 il Napoli definì l’acquisto del campione argentino Diego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire.
Sotto la conduzione tecnica di Ottavio Bianchi e grazie all’innesto di altri calciatori di notevole livello, tra cui Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica, nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto, primo club del Meridione continentale a riuscire nell’impresa, vincendo nel contempo anche la terza Coppa Italia. Il sodalizio partenopeo si consolidò ai vertici del calcio italiano: forte di nuovi innesti come i brasiliani Careca e Alemão, il Napoli arrivò per due volte consecutive al secondo posto e nel 1989 ottenne il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA (foto a sinistra), superando nella doppia finale i tedeschi dello Stoccarda.
Nel 1990, con Alberto Bigon allenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana, ottenuta superando la Juventus di Maifredi per 5-1.
La crisi finanziaria constrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori: man mano vennero ceduti, tra gli altri, Gianfranco Zola, Daniel Fonseca, Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro. La crisi raggiunse l’apice nel 1997-1998, con l’ultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie. Il club azzurro ritornò in Serie A nel 2000, per poi retrocedere nuovamente dopo appena un anno. Alla crisi di risultati si aggiunse l’ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell’estate del 2004 al fallimento del club e alla conseguente perdita del titolo sportivo.

