New York, il Comites porta in scena la violenza domestica: quando la danza dà voce a ciò che non si vede
Domenica 30 agosto il primo appuntamento del nuovo progetto del Comites di New York dedicato alla sensibilizzazione, all’informazione e alla prevenzione.

Ci sono violenze che lasciano segni visibili.
E ce ne sono altre che rimangono nascoste dietro una porta, dentro una famiglia, dietro un sorriso che agli altri può sembrare normale.
È proprio a questa realtà spesso invisibile che il Comites di New York ha deciso di dedicare un nuovo percorso di sensibilizzazione sulla violenza domestica, scegliendo un linguaggio particolare per affrontare un tema così delicato: quello dell’arte e della danza.
Il primo appuntamento è in programma domenica 30 agosto alle ore 20, all’Alvin Ailey Theater di New York, nell’ambito della XVI edizione del FINI Dance Festival.
“What Nobody Sees”
A portare sul palcoscenico il tema della violenza domestica sarà la FINI Dance Company, con la coreografia “What Nobody Sees”, firmata da Mirko Giordano.
Già il titolo dice molto:
“Quello che nessuno vede”.
Perché la violenza domestica spesso non si presenta davanti agli occhi degli altri.
Può nascondersi nell’isolamento, nella paura, nelle minacce, nel controllo economico, nell’umiliazione o nella manipolazione psicologica. Le autorità sanitarie di New York ricordano infatti che la violenza domestica non comprende soltanto le aggressioni fisiche o sessuali, ma anche intimidazione, isolamento, umiliazione, violenza verbale e controllo economico.
La danza per raccontare l’invisibile
Portare questo argomento in un teatro significa affrontarlo senza trasformarlo necessariamente in una conferenza o in una lezione.
Il corpo diventa linguaggio.
Un movimento può raccontare paura.
Un gesto può rappresentare il controllo.
Una distanza tra due persone può raccontare solitudine.
E il silenzio può dire molto più di una lunga spiegazione.
È questo il valore della scelta compiuta dal Comites: utilizzare l’arte per avvicinare il pubblico a una realtà che spesso viene riconosciuta soltanto quando è ormai arrivata a un livello drammatico.
Un progetto che continuerà nei prossimi mesi
Lo spettacolo di domenica non sarà un’iniziativa isolata.
È infatti il primo appuntamento di un nuovo progetto del Comites di New York dedicato alla Domestic Violence Awareness.
Il percorso continuerà nei prossimi mesi con altre iniziative di sensibilizzazione, informazione e coinvolgimento della comunità.
L’obiettivo è quindi più ampio rispetto alla singola rappresentazione.
Si vuole creare una maggiore consapevolezza all’interno della comunità italiana di New York, aiutando a riconoscere i segnali della violenza e a parlare di un problema che troppo spesso rimane confinato alla sfera privata.
Un problema che riguarda tutti
La violenza domestica non appartiene a una particolare classe sociale, nazionalità o fascia d’età.
Può colpire persone di qualsiasi genere, età, origine, condizione economica o status migratorio. Anche le autorità dello Stato di New York sottolineano che si tratta di un fenomeno che può riguardare chiunque.
Per una comunità di italiani all’estero esiste inoltre un possibile ostacolo in più: la difficoltà di chiedere aiuto in un Paese straniero, soprattutto quando entrano in gioco problemi linguistici, economici, familiari o legati alla propria situazione personale.
Ecco perché informare è già una forma di prevenzione.
Non soltanto vittime: persone da ascoltare
Parlare di violenza domestica significa anche modificare il modo nel quale si guarda alle persone che la subiscono.
Non bisogna chiedere soltanto:
“Perché non se ne va?”
Bisognerebbe piuttosto chiedersi:
“Che cosa le impedisce di sentirsi libera e al sicuro?”
Paura, dipendenza economica, isolamento, minacce, figli, ricatti e mancanza di informazioni possono rendere estremamente difficile uscire da una situazione di abuso.
Per questo la consapevolezza della comunità può essere importante.
Un familiare, un amico, un vicino, un collega possono essere tra le prime persone a notare che qualcosa non va.
La comunità italiana di New York protagonista
L’iniziativa del Comites ha anche un significato particolare perché nasce direttamente all’interno della comunità italiana.
Il Comites non si occupa soltanto di questioni amministrative o di rapporti con le istituzioni.
Può diventare anche uno spazio nel quale affrontare problemi sociali che riguardano concretamente la vita degli italiani all’estero.
La violenza domestica è certamente uno di questi.
E affrontarla pubblicamente significa rompere almeno in parte quel silenzio che spesso permette alla violenza di continuare.
Un appuntamento attraverso l’arte
La serata del 30 agosto sarà presentata da Ornella Fado e Antonio Fini.
Ma il vero protagonista sarà il messaggio della coreografia.
Non servono necessariamente parole per raccontare ciò che una persona vive dentro una relazione violenta.
A volte è sufficiente un corpo che cerca di liberarsi.
Un altro che lo blocca.
Un movimento che si interrompe.
Un volto che cambia.
La danza può rendere visibile ciò che nella vita quotidiana rimane nascosto.
Un primo passo
Il Comites di New York ha scelto quindi un modo particolare per inaugurare questo nuovo percorso.
Non partire da una statistica.
Non partire da una denuncia.
Partire dall’arte.
Perché prima ancora di intervenire contro la violenza bisogna riuscire a parlarne.
E prima ancora di parlarne bisogna riconoscerla.
“What Nobody Sees” prova proprio a mostrare ciò che spesso nessuno vede.
La speranza è che, una volta terminato lo spettacolo, qualcuno esca dal teatro con una maggiore consapevolezza.
Forse pensando a una persona che conosce.
Forse riconoscendo un comportamento che prima non aveva considerato pericoloso.
O forse semplicemente comprendendo che la violenza domestica non è una questione privata da nascondere, ma un problema della comunità che deve essere affrontato insieme.
E se una coreografia riuscirà anche soltanto ad aprire una conversazione, il primo passo sarà già stato fatto.
