Orfani dei Mondiali
Per chi ama davvero il calcio, il Mondiale è un rito. Ogni quattro anni scandisce l’estate, riunisce famiglie e amici davanti alla televisione, accende discussioni infinite, alimenta speranze e delusioni.
Quest’anno, invece, noi italiani siamo spettatori. Ancora una volta.

Tre Mondiali consecutivi senza l’Italia. Una frase che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata assurda. Oggi è diventata una dolorosa realtà. L’Italia è la prima nazionale quattro volte campione del mondo a mancare tre edizioni consecutive del torneo.
Si guarda Brasile-Giappone, Germania-Paraguay, Canada-Sudafrica. Si apprezza il talento di giovani campioni, si tifano magari le squadre allenate da tecnici italiani o le nazionali più simpatiche. Ma non è la stessa cosa.
Manca quella tensione che ti accompagna per novanta minuti. Manca l’ansia prima di un rigore. Manca la gioia incontenibile di un gol azzurro. Manca quella sensazione di appartenere, almeno per una sera, a un Paese intero.
Noi italiani siamo diventati gli orfani del Mondiale.
È una sofferenza particolare, soprattutto per chi vive all’estero. Per milioni di connazionali la Nazionale è sempre stata un pezzo d’Italia da portare nel cuore. Nei bar di Toronto, nelle piazze di Buenos Aires, nei circoli italiani di Caracas, a New York, a Santo Domingo, bastava una partita degli Azzurri per sentirsi tutti un po’ più vicini a casa.
Oggi quella emozione non c’è.
La domanda che molti si pongono è semplice: come siamo arrivati a questo punto?
Le risposte sono tante: pochi giovani valorizzati, troppi stranieri nei campionati, strutture obsolete, programmazione insufficiente. Le responsabilità sono diffuse e non nascono certo ieri. Da troppo tempo il nostro calcio vive più di ricordi che di progetti.
Eppure sarebbe un errore smettere di amare la Nazionale.
Il calcio italiano è già risorto altre volte. Dopo ogni caduta è riuscito a rialzarsi. Servono idee, coraggio e la volontà di ripartire senza cercare alibi.
Nel frattempo continuiamo a guardare questo Mondiale da ospiti. È un torneo bellissimo, ricco di sorprese e di grandi campioni. Ma ogni volta che risuona un inno nazionale diverso dal nostro, il pensiero corre inevitabilmente a una domanda.
Quando torneremo a sentirci protagonisti?
Perché il Mondiale senza l’Italia si può guardare.
Ma non si riesce mai a viverlo fino in fondo.
