Puerto Plata: il “pellegrino” e il Coronavirus
Puerto Plata, la perla turística del nord della Repubblica Dominicana, da qualche giorno fa notizia. Sui giornali e piú ancora sulle reti sociali, dove ho letto di tutto e di piú.
Un tipo, soprannominato “il pellegrino”, con in spalla una croce di legno, percorre il lungomare e dietro di lui, novello pifferaio magico, si raccoglie una folla eterogenea, capeggiata dal nuovo sindaco della cittá, che lo osanna e lo segue nella sua camminata.
Il pellegrino dice di aver ricevuto l’illuminazione direttamente dall’alto, molto piú in su insomma, per intenderci, di quanto offerto dalle lampade poste ai lati del Malecón della “novia del Atlántico”, e che, se pianterá la croce sulla sabbia della spiaggia di Playa Dorada, la piú rinomata del litorale puertoplatense, a partire da domani la curva degli infettati dal coronavirus nella Repubblica Dominicana comincerá a scendere gradualmente e in maniera significativa.
Delle convinzioni del “crociato” non voglio discutere, mi sorprende invece il fatto che, in questa occasione, politica e religione si siano date la mano, in una attuazione a mio dire alquanto criticabile.
Io non so se domani, per sorte, per scienza o per intervento soprannaturale, la benedetta curva che ogni giorno ci assilla e ci preoccupa comincerá a girare verso il basso. Mi comprometto, invece, ad affermare che, tra una quindicina di giorni, il coronavirus a Puerto Plata fará sconquassi tra quanti hanno partecipato alla marcia, senza mascherina, senza distanziarsi di un paio di metri almeno l’uno dall’altro, forti della sola convinzione che “Dio mi protegge”.
